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27 luglio 1993 - via Palestro fu strage mafiosa volta a ricattare lo Stato

 
INTERVENTO IN AULA
SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DELL'11 LUGLIO 2013
Presiede Basilio Rizzo - Presidente del Consiglio Comunale

omissis

Il Presidente Rizzo dà la parola al consigliere Gentili. 
Il consigliere Gentili così interviene:

     “Grazie. La richiesta che ho formulato che ha visto l'adesione di molti consiglieri e capigruppo, che sono elencati nel testo della mozione che è depositata agli atti, è una richiesta che è stata sollecitata non solo dai consiglieri ma anche da alcune associazioni che hanno portato avanti negli anni e storicamente diverse iniziative di contrasto alle mafie. Libera e la Carovana Nazionale Antimafie.
     È la richiesta di stabilire sulla targa in memoria di via Palestro, posizionata di fianco all'entrata del PAC, una verità giudiziaria che è emersa dopo un lungo percorso.
     Quando la targa fu posizionata nel 1994 questa verità giudiziaria non era ancora emersa e quindi si decise giustamente di richiamare genericamente il "vittime innocenti di un vile attentato".
     Ora noi abbiamo una scadenza importante, il ventennale, che ci pone un'attenzione maggiore. La forza e il richiamo dei numeri comunque è quotidiano e anche su temi così importanti il ventennale assume un diverso significato, una diversa attenzione da parte della città e della nazione intera rispetto a un fatto così grave.
     È quindi importante ripercorrere il percorso che dal punto di vista giudiziario è stato compiuto.
     Noi abbiamo avuto tre sentenze.
     La Corte di assise di Firenze, che si è espressa il 6 giugno 1998 e il 21 gennaio 2000 con diversi imputati. Un secondo grado, che ha unificato i due processi, e la sentenza del 13 febbraio 2001 della Corte di assise d'Appello; e infine la Corte suprema di Cassazione il 6 maggio 2002.
     Ci tengo a richiamare, e l'ho fatto nella delibera, un brano della sentenza di Cassazione che ho inviato a tutti i consiglieri, che ho estratto in cui si parla esplicitamente delle stragi quando i giudici respingono una richiesta degli avvocati dei fratelli Graviano che chiedono in buona sostanza che il processo venga annullato perché doveva essere il tribunale di Caltanisetta a giudicare dando rilievo alla presunta continuità con i processi per le stragi di Capaci e di via D'Amelio e quelle del 1993 e l'attentato di Formello del 1994.
     La Cassazione ha ritenuto di respingere l'istanza negando quindi la continuità tra quello che accadde in Sicilia nel 1992 e quello che accadde nel 1993 dichiarando che gli attentati e le stragi di Roma, Firenze e Milano erano collocate nell'ambito di un'unica strategia stragista volta a ricattare lo Stato per costringerlo a una trattativa in ordine al regime carcerario introdotto con l'articolo 41 bis nei giorni successivi all'omicidio di Giovanni Falcone.
     Questo brano della sentenza richiama due elementi: la condanna agli esponenti della mafia per aver organizzato le stragi, e quindi anche quella di via Palestro, il processo riguardava infatti tutte le stragi o i tentativi di strage. Ma soprattutto richiama un elemento importante, cioè la motivazione di quella bomba collocata all'interno di una Fiat Uno il 27 luglio del 1993: la mafia intendeva ricattare lo Stato.
     E quindi nella richiesta di modifica della targa abbiamo fatto presente che si richiami questo tema quindi le vittime non sono le "vittime di un vile attentato", ma le "vittime di una strage mafiosa volta a ricattare lo Stato".
     È importante riportare alla città di Milano questa verità ed è importante che chiunque vada lì, che chiunque passerà di lì, turisti o cittadini milanesi o cittadini che passeranno di lì per lavoro, sappiano che quell'evento che ha causato la morte di 5 persone fu un evento voluto dalla mafia per ricattare lo Stato.
     Ci sono altre due modifiche che propongo.
     La prima modifica è il riferimento alle "giovani vite". Nella targa in questo momento posizionata si parla del "sacrificio delle giovani vite". Alcuni e in particolare Carlo La Catena Vigile del Fuoco, aveva 25 anni, Alessandro Ferrari Vigile Urbano, 29 anni, Sergio Pasotto Vigile del Fuoco, 34 anni, Stefano Picerno Vigile del Fuoco, 36 anni, Driss Moussafir Cittadino del Marocco, aveva 45 anni. Il termine "giovane" non è forse riferibile quindi a tutte le persone.
     La seconda modifica è in relazione a come viene identificato Moussafir Driss.
     E' chiaro che l'elenco non viene posto in ordine alfabetico. Giustamente secondo me prima vengono menzionati il Vigile urbano e i tre Vigili del fuoco, che erano intervenuti in pochissimi minuti, oggi c'è un bellissimo articolo del Corriere della Sera che intervista le persone che rimasero ferite anche in modo permanente da quell'attentato, che effettivamente sacrificarono le loro vite per un intervento a tutela di tutti i cittadini.
     Ultimo della lista è Moussafir Driss che nella targa viene ricordato come "cittadino del Marocco".
     Io propongo che per esigenza anche di simmetria venga richiamato in questo caso che questa persona era un venditore ambulante, secondo alcuni a Milano da 12 anni, secondo altri da 17 anni, che aveva perso il permesso di soggiorno ed era un venditore ambulante, che aveva deciso quella notte di dormire nei giardini anche se dicono che avesse un posto dove dormire, e fu travolto dalle schegge dell'auto.
     La terza richiesta è quindi di modificare questo "cittadino del Marocco" che non si allinea rispetto alle altre indicazioni che vengono date giustamente per le altre persone (Alessandro Ferrari Vigile Urbano, Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno Vigile del Fuoco).
     Non penso che tutte e tre le modifiche siano imprescindibili e che siano tutte importanti allo stesso livello.
     La prima ritengo sancisca una verità giudiziaria di grande importanza e di grande valore per questa città, ma di grande valore anche per le vittime. Ricordo che tutte e 5 le vittime hanno avuto il riconoscimento di vittime. E hanno avuto anche un risarcimento da parte dello Stato per la loro morte, per il loro sacrificio.
     Quindi mi sembra che il tema del riposizionare quella strage all'interno di una strategia mafiosa volta a ricattare lo Stato sia un tema fondamentale. Gli altri due elementi non sono chiaramente così importanti, ma penso che per tutti e tre si possa aprire un dibattito interessante che ci porta alla responsabilità di modificare un luogo della città di Milano così importante e così significativo per la storia recente ma anche per il futuro”.

omissis

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