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11 aprile 2014

Più uomini e mezzi alla Dia, nessun abbassamento della guardia su EXPO2015

L'inchiesta pubblicata il 11 aprile su L'Espresso genera una forte preoccupazione in tutte le persone che tengono alla libertà di concorrenza tra le imprese e che quindi combattono tenacemente qualsiasi forma di corruzione e gli interessi criminali mafiosi presenti in molte realtà imprenditoriali.
I ritardi accumulati negli anni sono la principale iattura, ma non devono generare alcun abbassamento del livello di attenzione né di controllo. Né, tanto meno, immaginare di modificare il codice antimafia allargando maglie sull'intera totalità degli appalti pubblici. Ritardi che probabilmente alcuni hanno desiderato si generassero, sin dal 31 marzo 2008. Lo sforzo di tutti deve garantire che Expo sia un'iniziativa realmente mafia free. Un'iniziativa che premi le aziende sane e che abbia la serenità necessaria per sviluppare contenuti di grande valore universale.
E allora forse è indispensabile potenziare la struttura investigativa con uomini e risorse, aumentando sensibilmente il numero di persone che, sul campo, acquisisce le informazioni e le tratta.
La Dia deve essere potenziata anche nei mezzi, per sostenere nei prossimi mesi il lavoro importante e oneroso che ha di fronte a sé.
I controlli non devono essere unicamente al di sopra di una determinata soglia. Devono essere fatti sfruttando le competenze investigative eccezionali in campo, avvalendosi di indicatori di rischio e concentrandosi principalmente sulle aziende che destano maggiori perplessità.
E infine l'annosa questione degli investimenti stranieri. Ci è stato comunicato che il Codice degli Appalti e il Codice Antimafia non si applicano ai contratti stipulati da paesi aderenti che costruiranno i propri padiglioni. Il protocollo non sarà imposto, ma proposto. Quanti paesi hanno già aderito? Quali azioni significative sono state poste in essere per far sì che molti paesi aderiscano? Le white list possono essere proposte come soluzione utile? Expo ha messo a disposizione risorse specialistiche per aiutare i paesi stranieri a comprendere ciò che dovrebbero fare una volta sottoscritto il protocollo? È da almeno un anno che si richiama l'attenzione su questo argomento. Cosa si è fatto oltre alla sottoscrizione del protocollo? 

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