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30 luglio 2009

Accreditamento nidi: fretta e poca lungimiranza nella Delibera di Giunta

L’approvazione in Giunta dell’avvio della procedura sperimentale per l’accreditamento di Nidi, Micronidi, Centri prima infanzia, Nidi Famiglia, appare deludente e rischiosa.

Appare dettata da una fretta non giustificata. Nel percorso non si sono coinvolti, adeguatamente, i Nidi privati e gli Enti gestori, i sindacati, le rappresentanze dei genitori, il Consiglio Comunale.

Dal momento in cui comparirà l’avviso a quando gli elenchi saranno definitivi, quali possibilità di controllo ci saranno? Quali tempi?

L’accreditamento avrebbe dovuto essere un occasione per avviare un processo-percorso di accompagnamento dei privati verso una qualità degli interventi sempre maggiore. Così non è. Resta una fotografia dell’attuale offerta.

Non ci si esprime ancora sulle risorse che devono essere investite, e quindi non si riesce a capire come si intenda transitare dalla convenzione al Patto di Accreditamento

Non si richiede ai nidi privati null’altro che quanto già prevede la Delibera regionale VII/20943/2005, si insiste sulla logica della libera scelta e della voucherizzazione senza per altro chiarire cosa si intenda fare.

A Milano attualmente per un posto in convenzione si riconosce al privato 510.00 € per un tempo pieno. A Torino si concede un assegno di 650.00 € mensili, però si chiede contestualmente l’assunzione di tutte le educatrici presenti (standard non richiesto dalla nostra amministrazione).

Nella delibera:
  • Non si fa riferimento a formazione degli operatori socio educativi aggiuntiva e coordinata con il pubblico, che diverrebbe un momento significativo legato anche al piano di governance, la formazione comune dovrebbe essere decisa attraverso un tavolo di raccordo privato pubblico permanente.
  • Non si fa esplicito riferimento all’inserimento di bambini portatori di handicap o di specifici progetti di multiculturalità.
  • Manca l’aspetto relativo al monitoraggio esterno e terzo che invece viene esplicitamente citato nella delibera del settembre 2008 "Indirizzi per l’accreditamento di soggetti erogatori di servizi e interventi socioeducativi e socio assistenziali".
  • Si fa riferimento alla formazione da svolgere e non a quella effettivamente svolta.
  • Manca la formazione degli ausiliari, al fatto che il coordinatore del servizio debba essere laureato e con esperienza, ai contratti di lavoro che devono essere stipulati.
L’accreditamento verrà avviato anche per quei nidi che non si sono ancora allineati con le richieste della delibera regionale per le autorizzazioni al funzionamento del 2005. È possibile, infatti, che ci siano dei nidi accreditati ma che non hanno ancora l’autorizzazione al funzionamento considerato che per adeguarsi alla normativa regionale vigente era possibile avere un periodo di adeguamento di cinque anni?

È per questo che si è detto che gli elenchi saranno validi per un solo anno?

L’accreditamento a tempo non esiste. L’accreditamento è nozione giuridica che è dedicata ad ogni singola realtà che ha requisiti soggettivi, strutturali organizzativi e gestionali.

Per questo pare del tutto insensato accreditare i Nidi famiglia, strutture, proprio per come sono state immaginate come servizi non stabili.

E i Nidi pubblici? Potrebbe essere un buon momento per verificare le strutture gli aspetti organizzativi e gestionali degli stessi Nidi d’Infanzia pubblici.

Ricordo che sulla Carta dei servizi in vigore si dice:
  • che il rapporto educatore/bambini nei nidi pubblici è di 1 a 6, 4 ore di compresenza;
  • presenza di procedure e sistemi di valutazione degli interventi;
  • organizzazione attività periodiche di aggiornamento degli educatori;
  • progetto educativo steso, verificato in itinere e al termine dell’anno scolastico, collegialmente;
  • presenza di un prospetto di attività riferite in specifico ad età, alle potenzialità, alle capacità, agli interessi, ai desideri dei bambini;
  • vengono previsti un minimo di due colloqui formali all’anno con le famiglie.
L’accreditamento dei Nidi privati dovrebbe essere accompagnato da una seria valutazione dell’offerta sulla base della sua dislocazione territoriale. Valutando laddove esiste una carenza di offerta di posti nei servizi comunali a fronte di una forte richiesta. Solo così si eviterebbero posti non assegnati per tempi lunghi (a volte per tutto l’anno) e, pertanto, costi inutili per la P.A.

Infine come li vogliamo nominare? Vogliamo decidere una volta per tutte di riallocare i Nidi d’Infanzia nel loro luogo naturale, facendoli trasmigrare dal socio-assitenziale, per farli rientrare tra i servizi socio educativi in piena continuità con i servizi 0-6 anni?

Nella delibera li si definisce servizi educativi di cura della prima infanzia e quindi vengono chiamati Sevizi sociali per la Prima Infanzia….

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