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Cocco, Microsoft, l'associazione Valeria e i conflitti di interesse

Tutti noi siamo in potenziale conflitto di interesse. Gli assessori tutti. I consiglieri comunali. Non solamente Roberta Cocco.
E' fondamentale che lo si dichiari. Prima. Il Pd su proposta del Dipartimento Legalità aveva chiesto a ciascun candidato in Consiglio Comunale di farlo. Io lo feci. Scrissi un'ipotesi in relazione all'associazione Valeria, con cui ho lavorato e spero ancora di collaborare. Essendo associazione che come tante altre partecipa a bandi pubblici redatti dall'Amministrazione Comunale lo indicai. Non ho invece mai comprato azioni. La pubblicazione dei cv e delle dichiarazioni dei redditi e dei patrimoni servono proprio a questo: evidenziare potenziali conflitti, dichiararli, dare la possibilità ad altri di verificarli, suggerirteli o sottolinearli.
Sono situazioni di conflitto di interesse la presenza di interessi personali dell’amministratore che interferiscono con l’oggetto di decisioni cui egli partecipa e dalle quali potrebbe ricavare uno specifico vantaggio diretto o indiretto.
Così recita la Carta di Avviso Pubblico. Che Sala sottoscrisse in piena campagna elettorale.
In un secondo punto si specifica meglio: la sussistenza di preesistenti rapporti di affari o di lavoro con persone od organizzazioni specificamente interessate all'oggetto delle decisioni cui l’amministratore partecipa. Potrebbe essere questo il caso, esplicitato nella Carta che fa riferimento all'assessore Cocco.
I rapporti con Microsoft sono preesistenti e seguiranno l'esperienza amministrativa. Le azioni, a mio parere, non aumentano il rischio di incorrere in un conflitto di interessi.
Cosa fare? Nel momento in cui il conflitto si manifesta l’amministratore deve rendere pubblica tale condizione e astenersi da qualsiasi deliberazione, votazione o altro atto nel procedimento di formazione della decisione (riunioni, mail, telefonate, ecc).
Un auspicio. Forse è bene che da questo dibattito si prenda spunto per rinfrescare la sottoscrizione alla carta e per far sì che tutti gli assessori dichiarino i loro potenziali conflitti di interesse per l'incarico che ricoprono e per il ruolo collegiale in Giunta.

In riferimento a possibili conflitti di interesse dell'attuale Direttore Affari Generali di Aler Milano

Ho rinnovato il 6 febbraio scorso, ad Angelo Sala, attuale presidente Aler, la richiesta che feci all'ex Prefetto ed ex Presidente di Aler Milano Gian Valerio Lombardi. Riguarda l'ipotesi di un conflitto di interesse che coinvolgerebbe Domenico Ippolito, ex Direttore generale di Aler Milano ed ex Direttore generale di Asset (partecipata Aler con un buco da 150 milioni di euro), e ora Direttore Affari Generali.
Vediamo se sarò più fortunato.
Lombardi dopo una risposta istantanea (la ricevetti dopo sette ore e 43 minuti la mia prima mail), non entrò più nel merito.
Ora ci riprovo con il neo-presidente, avendo man mano recuperato nuove informazioni.
Di Domenico Ippolito ho parlato spesso (vedi link) e il suo nome l'ho ritrovato all'interno delle carte processuali di un recente processo che ha coinvolto un ex dirigente Aler. Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza scrive a pagina 131/148: "... subito dopo, nella telefonata successiva, la 2396 del 2 dicembre 2010, Ippolito chiama il nipote Ditto Domenico,..." Successivamente, a pagina 132/148, viene scritto: " .... unita alla circostanza che vede Ditto Domenico essere l'amministratore incaricato della sede di Rozzano di SC Servizi Condominiali sas (affiliata ad Unicasa Italia sas, il rappresentante legale, Formenti Fulvio, è uno dei Service Manager incaricati da Aler per gestire instabili autogestiti di proprietà dell'azienda),..." La società S.C. SERVIZI CONDOMINIALI S.R.L. amministra i condomini Aler del quartiere Sant’Ambrogio 2. L’azienda ha sede a Buccinasco, il suo Presidente, che ne detiene il 50% del capitale sociale, è fratello di una persona, recentemente condannata in primo grado per riciclaggio, nel processo relativo all'operazione "Quadrifoglio" sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nell'hinterland di Milano, con al centro il clan calabrese dei Galati di San Giovanni Mileto, vicino a quello dei Mancuso di Limbadi, tra i più potenti d'Europa. Per la SC mi risulta che abbia lavorato anche un'altra persona tal Giuseppe Corsaro, marito della nipote di Ippolito e per il quale ho chiesto se sia o sia stato intestatario anche di un appartamento Aler. Corsaro anche in un'altra impresa, la Domonest srl, che offre servizi di amministrativi contabili e di manutenzione per i condomini.
Vedremo se e cosa mi risponderà Sala. La domanda è chiara: per Aler Milano, quanto descritto, in base anche alle risposte che mi verranno fornite, può intendersi come un conflitto di interesse e quindi il perseguimento di interessi privati nella gestione di un bene pubblico oppure no.
Lombardi, nella sua fulminea e unica risposta mi scrisse: "La ringrazio, Gentile Consigliere, ho ricevuto la Sua nota odierna, con richiesta di informazioni. Mi riservo di verificarne il contenuto, rappresentando però che il Dott. Domenico Ippolito, in quanto direttore dell’Area Affari Generali di questa azienda, non ha fra le proprie attribuzioni l’amministrazione dei condomini ( che rientra nelle competenze dell’Area Gestionale, affidata alla direzione di altro dirigente ). La ventilata ipotesi di conflitto di interesse sembrerebbe perciò – di per sé – inconfigurabile. Mi riservo comunque un approfondimento su quanto segnalato.
Risposi la mattina successiva rilanciando: "... Domenico Ippolito quando ricopriva la funzione di direttore generale partecipava alle assemblee di condominio anche in quelle nelle quali si decidevamo gli amministratori .... in quel periodo la SC servizi immobiliari già operava...  all'articolo 41 la legge 190/2012 già norma i potenziali conflitti di interessi e gli obblighi dei dirigenti e Ippolito mi risultava abbia lasciato nel novembre 2013 la carica di Direttore Generale.
Poi il silenzio...

Commissione antimafia su Expo e le indagini Rent, Underground e Nolostand

L'ho detto in commissione, venerdì scorso (10 febbraio), almeno in tre occasioni: gli strumenti in mano alla Prefettura sono completamente diversi da quelli in mano alla Direzione distrettuale antimafia. E le misure emesse pure. La Prefettura emette atti amministrativi e le interdittive antimafia, che si possono configurare come vere e proprie misure preventive, mirano ad escludere dall'aggiudicazione dell'appalto, del subappalto, del subcontratto aziende in cui è presente un tentativo di infiltrazione mafiosa.
La Dda emette (normalmente…) richieste di custodia cautelare legate a gravi indizi di colpevolezza, spesso prodotte a seguito di complesse indagini nelle quali vengono utilizzati strumenti investigativi (pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali) che non possono essere invece utilizzate dalla Prefettura che si basa sull'incrocio di dati che la stazione appaltante invia con quelli in possesso dei database a cui la Dia ha accesso. Nel primo caso veri e propri processi penali. Nel secondo caso, amministrativi
Non deve quindi stupire che aziende interdette dalla Prefettura continuino a lavorare in cantieri privati e le figure apicali non siano arrestate. Mentre aziende non oggetto di interdittiva possano essere oggetto di indagini che portano all’arresto di chi ne detiene il controllo o anche di chi le dirige. Così è accaduto per la Infrasit e la Dominus, anche se per quest’ultima è bene avviare un supplemento di indagine, utilizzando anche la nostra avvocatura, che presidierà il processo in rito immediato, che si aprirà a breve e nel quale l’Amministrazione di Milano si è costituita parte civile.

Processo Zambetti: l'assoluzione di Celeste non c'entra con lo scioglimento di Sedriano

Il Tribunale ha assolto Celeste, insegnante di religione, ex Sindaco di Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia, per l’imputazione di corruzione aggravata dalla finalità mafiosa, perché il fatto non sussiste. Attenzione però, questa assoluzione non c'entra con lo scioglimento. La legge nei 20 anni di sua applicazione oramai è consolidata in giurisprudenza.
Lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non presuppone la commissione di reati da parte degli amministratori né l’esistenza di prove inconfutabili sui collegamenti tra l’amministrazione e le organizzazioni criminali,
L’Amministrazione gode di ampia discrezionalità nella ricostruzione del contesto ambientale e nella valutazione degli elementi su collegamenti, diretti o indiretti, o su forme di condizionamento da parte della criminalità di tipo mafioso.
In base alla legge è sufficiente che ci siano “elementi concreti, univoci e rilevanti” volti a far ritenere un collegamento tra l’Amministrazione e i gruppi criminali.
Bisogna però anche sapere che per la vicenda inerente l’appalto del verde pubblico, Celeste rimane sotto indagine con trasmissione degli atti al PM.
La relazione su Sedriano ci dice che l'appalto per la manutenzione del verde negli anni 2010 e 2012 era stato gestito da due aziende legate alla famiglia Musitano. L'appalto era stato promesso da Celeste a Vincenzo Evolo, ma poi fu assegnato alla ditta Garden di de Lorenzis per consentirgli di rientrare di un consistente debito. La procedura negoziata fu adottata senza acquisire la dichiarazione sostitutiva prevista all'articolo 38 del codice degli appalti, della polizza assicurativa e in assenza di qualunque verifica dei requisiti di ordine generale previsti dalla legge
Da ricordare in ultimo che il Tribunale con la sentenza di oggi ha disposto la trasmissione degli atti al PM anche – fra gli altri- in riferimento a Giudice Vincenzo, per i fatti di cui al capo 6 di imputazione (riqualificati in corruzione).
Ringrazio l'avvocatura di Milano per le informazioni in tempo reale che ci hanno fornito. Per il loro lavoro che ha prodotto a favore del Comune di Milano, un risarcimento di 650 mila euro, così distribuito: Zambetti al pagamento di € 200.000,00, Costantino a € 300.000,00, Crespi Ambrogio a € 100.000,00, Simonte Ciro a € 50.000,00.

Inchiesta Provvidenza, Piromalli all'Ortomercato. Quali responsabilità, cosa fare

A Milano la mafia esiste. E i Mercati Generali sono luogo in cui, storicamente, si è manifestata. Un luogo che produce un'attrazione fatale per i boss. Vuoi per l'andirivieni di camion, per il caos, vuoi per chi li frequenta, forse perché aperti di notte, ma oramai è assodato: fatale per Antonio Piromalli. Così come per Salvatore Morabito o per il clan delle figlie di Mangano, lo stalliere.
Cesare Ferrero, a 5 giorni dagli arresti dell'inchiesta Provvidenza, nell'ultima seduta della commissione Antimafia, descrive quanto fatto da Sogemi. illustra i dati recuperati dagli accessi, dai cambi di proprietà, dai pass assegnati. Antonio Piromalli entra in due occasioni in ortomercato nel novembre 2015 e nel dicembre 2016. E si reca, con una scusa ridicola (raccolta beni per conto di una parrocchia) nel punto vendita della Polignanese, una delle due aziende commissariate. Due aziende su 220 che operano nel cosiddetto MOF. L'altra é la Orto Piazzolla. Tutto registrato. La scusa viene utilizzata a proposito. Spesso ci sono richieste di entrata con questa motivazione. Dalla seduta non emergono, ad oggi, rilievi particolari da fare sull'operato di Sogemi. Benché l'inchiesta sia proprio uno schiaffo e ci siano procedure da introdurre per migliorare i controlli. Due le riunioni fatte con la Prefettura previste dal Protocollo di legalità. Invio periodico degli assetti proprietari alla Dia. L'Ultimo ad inizio dicembre.