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17 luglio 2018

Seconda rivoluzione per il Whistleblowing di Milano

Da settembre 2018 la piattaforma del Comune di Milano, voluta per accogliere le segnalazioni di condotte illecite, verrà aperta anche ai dipendenti delle aziende appaltanti di lavori, forniture e servizi dell'amministrazione comunale. Una seconda rivoluzione, dopo l'istituzione della procedura nel 2014 (primo comune in Italia) annunciata oggi in commissione Antimafia dal nuovo organismo di garanzia e dalla dottoressa Mariangela Zaccaria della Segreteria generale.
La piattaforma accoglierà le segnalazioni di condotte illecite che non si riferiscono solamente ai reati, ma anche a comportamenti non in linea con le procedure o codici etici, fatti che determinano un pregiudizio patrimoniale per l'ente o un danno di immagine. Le segnalazioni devono essere fatte in buona fede, nell'interesse pubblico e circostanziate. Anche anonime o che hanno garanzia di anonimato laddove l'identità del segnalante non è essenziale nelle contestazioni successive.
Luciano Ossani ci ha comunicato che le segnalazioni sulla piattaforma del Whistleblowing del Comune di Milano sono cresciute negli ultimi mesi: 36 dal gennaio 2015 a settembre 2017, 22 da ottobre 2017 a luglio 2018.
Il nuovo Organismo che presiede all'accoglimento delle segnalazioni dei dipendenti pubblici e, da settembre, anche dei dipendenti delle aziende appaltanti, è composto, oltre che da Ossani, funzionario responsabile attività anticorruzione, da Iole Savini, avvocato, membro direttivo associazione Organismi di Vigilanza e del comitato esecutivo di TI Italia, Davide Del Monte, Direttore esecutivo TI Italia e presidente del nuovo organismo Whistleblowing del Comune di Milano. Sostituiscono la stessa Zaccaria, Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico e Virginio Carnevali, Presidente di TI Italia.
L'anonimato viene garantito da filtri presenti che non determinano l'immediata conoscenza di chi ha firmato la segnalazione.
Verrà distribuito un questionario tra i dipendenti pubblici per capire se la formazione specifica organizzata in questi anni ha prodotto i suoi effetti e quanti conoscano la possibilità che, attraverso l"intranet, la piattaforma, denominata Porte aperte, offre.

28 giugno 2018

Quartiere Giambellino: con i militari, la Lega tenta di distrarre i cittadini da ritardi e scelte sbagliate.

La questione dei militari in Giambellino, come altre questioni citate dagli esponenti delle forze di opposizione, ha tenuto banco in questi giorni sui giornali, nei dibattiti.
E’ chiaro che si parte da un assunto, da un principio di base che è ben descritto da un detto milanese “ofelè fa el to meste”. Nel senso che per presidiare un territorio non c’è bisogno dell’esercito. Per presidiare un territorio c’è bisogno di forze di polizia, di carabinieri, anche della polizia locale, adeguata e formata.
Noi assolutamente non siamo contro il presidio del territorio.
Siamo contro questa idea che in una situazione come quella del Giambellino ci vogliono addirittura i militari. Perché la Lega continua a richiamare questa idea: che la situazione è così devastante che non c’è più bisogno del poliziotto di quartiere, e ancor meno del vigile di quartiere, ma che serve addirittura il militare con la mitraglietta in pugno, lì pronto con la tenuta mimetica. E’ questa l’idea della città di Milano che voi continuate a sbandierare per procacciare i voti.
La cosa incredibile è che è Bolognini, l’assessore leghista, che chiede i militari. Perché? Perché il quartiere Giambellino è degradato. Ma dai? Ma chi ha governato il quartiere Giambellino per più di vent’anni in questa Regione? L’Aler. La Regione Lombardia che adesso sta cercando in maniera molto faticosa (e qui chiedo alla Presidente D’Amico di convocare una commissione per capire a che punto è il cronoprogramma dell’accordo di programma sulla riqualificazione Giambellino-Lorenteggio) sta cercando in maniera molto faticosa, comunicando poco con la cittadinanza, di recuperare i danni che ha prodotto, di riuscire a ristrutturare gli appartamenti che ha abbandonato, di riuscire a sgomberare le case che ha permesso di occupare, di riuscire a recuperare quella situazione di degrado che ha generato montando il caso dell’esercito, perché “abbiamo bisogno di persone con la tuta mimetica e con la mitraglietta per ristabilire il degrado” che tra l’altro la stessa Lega ha contribuito in maniera determinante a generare in quel quartiere.
E allora vale la pena forse che l’assessore Bolognini vada in quartiere Giambellino a dire che cosa sta facendo; perché è da più di un anno che nessuno di voi si presenta. L’ultima volta che vi siete presentati in quartiere è stato nel luglio 2017, alla chetichella, da una settimana con l’altra, assemblea nella parrocchia di quartiere... “diciamo cosa abbiamo fatto fino ad ora”.
Da allora niente.
Non avete detto che in via Manzano, per esempio, non volete ricostruire due edifici dei quattro, ma ne volete ricostruire solo due. Non avete detto che al civico 3 di via Segneri non volete ricostruire perché non avete i soldi. Non ci avete detto quanta sarà la slp di erp che ricostruirete dopo questo accordo di programma che, secondo me, in questo momento, batte veramente la fiacca, e rischiamo di perdere denaro pubblico, fondi europei.
Tornate in Giambellino a raccontare. Non mistificate chiamando lì l’esercito per recuperare quel degrado che voi stessi avete generato!

23 giugno 2018

Antimafia 2018: cosa bolle in pentola per l'Amministrazione Comunale di Milano

In questo momento abbiamo tre possibilità di contrastare direttamente il riciclaggio e gli interessi criminali mafiosi nella nostra città, difendendo la libera e sana concorrenza tra imprese nel nostro territorio:
segnalazioni di operazioni sospette alla UIF applicando la legge 231 del 2007 la normativa antiriciclaggio: 16 invii da marzo 2014 alla UIF relative a 196 operazioni sospette, 2.832 operazioni economiche analizzate, 664 società di cui 147 segnalate, 1.484 persone fisiche di cui 129 segnalate;
l’estensione del ricorso all’informativa antimafia, previsto dalla Segreteria Generale nel piano anticorruzione, per un campione di SCIA commerciali, pari al 5%, dando priorità alle società individuate attraverso l'analisi di rischio,partendo dagli indicatori di anomalia UIF, dall'eccezionale lavoro svolto della DIA milanese, dalle competenze presenti nella polizia locale nella conoscenza del territorio milanese e del fenomeno mafioso;
il suggerimento di provvedimenti di prevenzione patrimoniali in collaborazione con la Dda milanese.
Lunedì scorso ho proposto che l'Amministrazione Comunale inserisca nel Piano Anticorruzione specifica norma che obblighi chiunque entra in contatto qualsiasi ente privato a dichiarare il proprio titolare effettivo.
Al momento non c'è alcun obbligo esplicito di legge. Milano sarebbe la prima città che adotta il principio secondo il quale chiunque stipuli con lei contratti di convenzione o concessione o partecipa a gare d'appalto o è beneficiario di autorizzazioni e finanziamenti, debba dichiarare chi è la persona fisica (o le persone fisiche) beneficiario dell'operazione.
Non si può stipulare un contratto con una persona che ha un cappuccio in testa!
Una volta approvata, il principio proposto sarà inserito nel Piano Anticorruzione. Una svolta eccezionalmente significativa nel contrasto ai paradisi fiscali, alle mafie, nella lotta al riciclaggio e all'evasione fiscale.
Siamo ormai alle fasi conclusive della stesura dell'aggiornamento del protocollo di legalità per prevenire l'usura e l'estorsione. Siamo giunti a questa ipotesi di lavoro dopo una serie di riunioni che abbiamo convocato del tavolo di coordinamento contro il racket e l'usura, nato dall'esperienza dei 9 sportelli aperti con l'Ordine degli avvocati nel 2015 e dello sportello di Piazza XXV Aprile nato con la collaborazione di Libera, Gruppo Abele e CIPM. Il protocollo valorizza quanto fatto finora dal Comune di Milano mettendolo in rete con le fondazioni antiusura con la l'ABI, Regione Lombardia ordini professionali e Prefettura, il cui apporto è stato fondamentale.
Un'ultima ipotesi di lavoro che ho proposto è che il Comune metta a sistema tutte le strategie adottate, i protocolli sottoscritti, i modelli attuativi approvati e rediga il primo Piano di contrasto agli interessi criminali mafiosi.