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18 maggio 2018

Quando combatteremo Boko Haram?

Nel 2017 sono stati 6.514 i migranti rimpatriati. Altri 11.805 sono stati respinti alla frontiera e 1.639 riammessi nei Paesi di provenienza (si tratta di extracomunitari arrivati da Paesi come Francia, Svizzera, Austria, Svizzera, Slovenia e Grecia con i quali l'Italia ha accordi di riammissione).
Complessivamente, dei circa 45.000 trovati in posizione irregolare nel 2017, in 25.000 non sono stati rimandati nei Paesi di provenienza. Nel 2016 i rimpatriati erano stati 5.817 e nel 2015 5.505, ma in quei due anni erano stati di meno anche gli stranieri irregolari rintracciati (rispettivamente 41.000 e 34.000). Fonte Ansa 17 maggio 2018.
Il costo medio per i rimpatri è di 1.200-1.300 euro a straniero cui vanno aggiunti i costi per il personale di polizia che deve accompagnarlo e che portano a triplicare la cifra finale).
Se l'accordo con i Paesi di origine non c'è: nessun rimpatrio! l'Italia ha siglato intese per i rimpatri con Tunisia, Egitto, Nigeria, Sudan e Gambia. Senza l'ok degli Stati di provenienza, i migranti non possono ovviamente essere rimandati in patria.
La morale è questa: leggendo i dati e la complessità della realtà si capisce quante ******* Lega e M5S dicano, che vengono bevute dai nostri concittadini.
Ma è anche questa: a sinistra si può dire che gli stranieri che non hanno titolo per stare nel nostro paese e che delinquono bisogna rimpatriarli?
Invece che fare l'accordo con le motovedette libiche e i capi tribù ed inviare i militari in Niger, non si posono spendere risorse per ampliare il numero degli accordi per i rimpatri?
Possiamo dire a pochi giorni dal 20 maggio, primo anniversario della grande marcia di Milano, che gli accordi con la Libia, con i capi tribù, le truppe in Niger (inviate non per combattere Boko Haram) sono il nostro muro? Possiamo dirci che i muri li abbiamo costruiti e in maniera più subdola?
Possiamo dire che compiacersi per i 100 mila migranti in meno giunti in Italia nell'ultimo anno senza capire dove siano, è squallido?

11 maggio 2018

Daspo si, daspo no. Inutile se il sistema di pronto intervento funziona. Dannoso se si adotta per punire una ragazza che chiede l'elemosina

Penso che l’ottima notizia dell'altro ieri non sia legata al primo Daspo urbano firmato dal questore Marcello Cardona, quanto al fatto che in almeno due casi le volanti siano intervenute prontamente. La certezza che in caso di pericolo chiamare le forze dell’ordine produce un effetto immediato, penso sia il miglior antidoto nel migliorare la sensazione di sicurezza nei quartieri della nostra città. Questo mi pare sia accaduto e penso sia bene accada quando si generano situazioni anche potenzialmente pericolose, nel momento in cui persone alterate, esagerano e cominciano ad avere un atteggiamento di poco rispetto nei confronti delle cose e, soprattutto, delle persone. L’intervento ha una sua efficacia nell’immediato e in chiave preventiva. Il cosiddetto daspo aggiunge veramente poco. I sette ragazzi che, secondo le notizie di cronaca hanno “preso possesso del bus lungo via Padova, tra urla e spintoni” si ricorderanno della polizia intervenuta prima che riuscissero a proseguire la corsa o scendere dal mezzo, molto meno del fatto che per 48 ore non potranno più salire sulla 56. Pensare poi che il daspo possa essere applicato ad una ragazza di 18 anni e sottolineo di 18 anni, che chiede l'elemosina sulla scale della metro Duomo, è inaccettabile. Per lei possiamo fare molto di più. Anzi possiamo fare qualcosa di diverso.

27 aprile 2018

Approvata mozione per l'estensione del Protocollo post Expo

Approvata dall'aula la mozione che chiede che il protocollo per le aree post Expo sottoscritto il 26 settembre 2017 da Prefettura di Milano e AREXPO S.p.A. sia obbligatoriamente adottato dai concessionari di Arexpo e da chi ha acquistato o acquisterà porzioni delle aree da essa possedute. Il Protocollo riprende i termini del Prototcollo Expo del febbraio 2012 che ha avuto un ottimo risultato, 67 imprese escluse dai cantieri perché oggetto di tentativi di infiltrazione mafiosa.
Si è anche deciso di richiedere che il protocollo (denominato Lavori di conservazione, rifunzionalizzazione, completamento, disfacimento, ripristino e riutilizzo di aree, edifici o manufatti situati all'interno ed al contorno dell'ex sito per l'Esposizione Universale di Milano 2015) sia esteso anche alla Polizia Locale protagonista di un lavoro eccezionale durante Expo dedicato al controllo delle aree di cantiere e al flusso di camion per il trasporto terra da e verso le cave, frutto di un accordo con i comuni di Pero, Rho e Baranzate, per permettere alle unità di agire anche fuori degli stretti confini comunali di competenza..
Ad oggi il Protocollo si applica solamente per gli interventi pubblici e già il 26 settembre quando Arexpo giunse in Commissione fu io a chiedere al Presidente di estenderlo ai privati e ai concessionari.
Giovanni Azzone rispose che "... da un punto di vista formale non possiamo farlo applicare a qualcuno a cui abbiamo venduto una parte dell'area perché non ne siamo più proprietari quindi il caso del Galeazzi e non possiamo farlo applicare in modo automatico a eventuali concessionari però quello che abbiamo fatto è che nel contratto sottoscritto con il Galeazzi è previsto che il Galeazzi si doti di una strumentazione analoga a quella che abbiamo sviluppato per il protocollo di legalità quindi diciamo che abbiamo nel momento in cui si è definito un contratto di gestione di un'area posto delle condizioni che ci rendono confidenti sul fatto che le regole di riferimento siano le stesse. Lo stesso per quanto riguarda il bando sulla concessione nel bando si prevede che un elemento qualificante per la valutazione delle offerte sia il sistema che i concessionari metteranno in piedi per assicurare il rispetto di queste regole".
Allora nessuna certezza fu data ai commissari. Sembrava di tornare ai tempi di Expo quando si continuava a ripetere che il Protocollo non poteva valere per i paesi stranieri perché avrebbero sottoscritto contratti fuori dalla giurisdizione italiana. Invece poi i controlli furono fatti ugualmente e le aziende cacciate.
E' naturale pensare che quanto sta accadendo ora è molto simile ad allora: l'intervento ha una sua unicità e omogeneità per la nuova vocazione individuata, che possiede fortissimi elementi di interesse pubblico di innovazione e spessore internazionale ed è naturale pensare che debba essere compiuto qualsiasi sforzo per tutelare gli investimenti previsti e l'immagine della città.
Tra l'altro, proprio su mia richiesta, è stato inserito nel Piano Anticorruzione di Milano, che le aziende appartenenti alle White List (aziende libere da tentativi di infiltrazione mafiosa certificate dalla Prefettura) siano obbligatoriamente utilizzate per lavori quali il trasporto terra, guardiania, noli, nelle opere a scomputo e nelle opere compiute in regime di concessione.