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28 giugno 2018

Quartiere Giambellino: con i militari, la Lega tenta di distrarre i cittadini da ritardi e scelte sbagliate.

La questione dei militari in Giambellino, come altre questioni citate dagli esponenti delle forze di opposizione, ha tenuto banco in questi giorni sui giornali, nei dibattiti.
E’ chiaro che si parte da un assunto, da un principio di base che è ben descritto da un detto milanese “ofelè fa el to meste”. Nel senso che per presidiare un territorio non c’è bisogno dell’esercito. Per presidiare un territorio c’è bisogno di forze di polizia, di carabinieri, anche della polizia locale, adeguata e formata.
Noi assolutamente non siamo contro il presidio del territorio.
Siamo contro questa idea che in una situazione come quella del Giambellino ci vogliono addirittura i militari. Perché la Lega continua a richiamare questa idea: che la situazione è così devastante che non c’è più bisogno del poliziotto di quartiere, e ancor meno del vigile di quartiere, ma che serve addirittura il militare con la mitraglietta in pugno, lì pronto con la tenuta mimetica. E’ questa l’idea della città di Milano che voi continuate a sbandierare per procacciare i voti.
La cosa incredibile è che è Bolognini, l’assessore leghista, che chiede i militari. Perché? Perché il quartiere Giambellino è degradato. Ma dai? Ma chi ha governato il quartiere Giambellino per più di vent’anni in questa Regione? L’Aler. La Regione Lombardia che adesso sta cercando in maniera molto faticosa (e qui chiedo alla Presidente D’Amico di convocare una commissione per capire a che punto è il cronoprogramma dell’accordo di programma sulla riqualificazione Giambellino-Lorenteggio) sta cercando in maniera molto faticosa, comunicando poco con la cittadinanza, di recuperare i danni che ha prodotto, di riuscire a ristrutturare gli appartamenti che ha abbandonato, di riuscire a sgomberare le case che ha permesso di occupare, di riuscire a recuperare quella situazione di degrado che ha generato montando il caso dell’esercito, perché “abbiamo bisogno di persone con la tuta mimetica e con la mitraglietta per ristabilire il degrado” che tra l’altro la stessa Lega ha contribuito in maniera determinante a generare in quel quartiere.
E allora vale la pena forse che l’assessore Bolognini vada in quartiere Giambellino a dire che cosa sta facendo; perché è da più di un anno che nessuno di voi si presenta. L’ultima volta che vi siete presentati in quartiere è stato nel luglio 2017, alla chetichella, da una settimana con l’altra, assemblea nella parrocchia di quartiere... “diciamo cosa abbiamo fatto fino ad ora”.
Da allora niente.
Non avete detto che in via Manzano, per esempio, non volete ricostruire due edifici dei quattro, ma ne volete ricostruire solo due. Non avete detto che al civico 3 di via Segneri non volete ricostruire perché non avete i soldi. Non ci avete detto quanta sarà la slp di erp che ricostruirete dopo questo accordo di programma che, secondo me, in questo momento, batte veramente la fiacca, e rischiamo di perdere denaro pubblico, fondi europei.
Tornate in Giambellino a raccontare. Non mistificate chiamando lì l’esercito per recuperare quel degrado che voi stessi avete generato!

23 giugno 2018

Antimafia 2018: cosa bolle in pentola per l'Amministrazione Comunale di Milano

In questo momento abbiamo tre possibilità di contrastare direttamente il riciclaggio e gli interessi criminali mafiosi nella nostra città, difendendo la libera e sana concorrenza tra imprese nel nostro territorio:
segnalazioni di operazioni sospette alla UIF applicando la legge 231 del 2007 la normativa antiriciclaggio: 16 invii da marzo 2014 alla UIF relative a 196 operazioni sospette, 2.832 operazioni economiche analizzate, 664 società di cui 147 segnalate, 1.484 persone fisiche di cui 129 segnalate;
l’estensione del ricorso all’informativa antimafia, previsto dalla Segreteria Generale nel piano anticorruzione, per un campione di SCIA commerciali, pari al 5%, dando priorità alle società individuate attraverso l'analisi di rischio,partendo dagli indicatori di anomalia UIF, dall'eccezionale lavoro svolto della DIA milanese, dalle competenze presenti nella polizia locale nella conoscenza del territorio milanese e del fenomeno mafioso;
il suggerimento di provvedimenti di prevenzione patrimoniali in collaborazione con la Dda milanese.
Lunedì scorso ho proposto che l'Amministrazione Comunale inserisca nel Piano Anticorruzione specifica norma che obblighi chiunque entra in contatto qualsiasi ente privato a dichiarare il proprio titolare effettivo.
Al momento non c'è alcun obbligo esplicito di legge. Milano sarebbe la prima città che adotta il principio secondo il quale chiunque stipuli con lei contratti di convenzione o concessione o partecipa a gare d'appalto o è beneficiario di autorizzazioni e finanziamenti, debba dichiarare chi è la persona fisica (o le persone fisiche) beneficiario dell'operazione.
Non si può stipulare un contratto con una persona che ha un cappuccio in testa!
Una volta approvata, il principio proposto sarà inserito nel Piano Anticorruzione. Una svolta eccezionalmente significativa nel contrasto ai paradisi fiscali, alle mafie, nella lotta al riciclaggio e all'evasione fiscale.
Siamo ormai alle fasi conclusive della stesura dell'aggiornamento del protocollo di legalità per prevenire l'usura e l'estorsione. Siamo giunti a questa ipotesi di lavoro dopo una serie di riunioni che abbiamo convocato del tavolo di coordinamento contro il racket e l'usura, nato dall'esperienza dei 9 sportelli aperti con l'Ordine degli avvocati nel 2015 e dello sportello di Piazza XXV Aprile nato con la collaborazione di Libera, Gruppo Abele e CIPM. Il protocollo valorizza quanto fatto finora dal Comune di Milano mettendolo in rete con le fondazioni antiusura con la l'ABI, Regione Lombardia ordini professionali e Prefettura, il cui apporto è stato fondamentale.
Un'ultima ipotesi di lavoro che ho proposto è che il Comune metta a sistema tutte le strategie adottate, i protocolli sottoscritti, i modelli attuativi approvati e rediga il primo Piano di contrasto agli interessi criminali mafiosi.

18 giugno 2018

Milano non può, non deve dialogare con chi ha un cappuccio in testa!


Insieme agli altri consiglieri di Milano Progressista, il 18 di giugno, ho presentato una mozione  che impegna il Sindaco ad inserire nel Piano Triennale di Prevenzione alla corruzione specifica norma che obblighi qualsiasi ente privato a dichiarare il proprio titolare effettivo.
Al momento non c'è alcun obbligo esplicito di legge. Milano sarebbe la prima città che adotta il principio secondo il quale chiunque stipuli con lei contratti di convenzione o concessione o partecipa a gare d'appalto o è beneficiario di autorizzazioni e finanziamenti, debba dichiarare chi è la persona fisica (o le persone fisiche) beneficiario dell'operazione.
L'obbligo discende dall’articolo 10 comma 4 della 231/2007, all'interno del quale viene scritto che le Pubbliche amministrazioni comunicano alla UIF dati e informazioni concernenti le operazioni sospette di cui vengano a conoscenza nell'esercizio della propria attività istituzionale, basando la propria attività di verifica anche sugli indicatori inseriti nella circolare del 23 aprile u. s. redatta dalla Uif nella quale viene stabilito che il sospetto deve essere basato su una compiuta valutazione degli elementi oggettivi e soggettivi e gli indicatori suggeriti che si riferiscono ad elementi soggettivi sono quattro, con 21 subindicatori.
L'obbligo inoltre discende dal Codice di comportamento del comune di Milano che norma il Conflitto di interesse all’articolo 6, all'articolo 7 commi 1, 2 e 3 e all’articolo 8 comma 3 e 4 e la conoscenza dei titolari effettivi delle aziende che hanno qualsivoglia rapporto con il Comune di Milano è propedeutica ad una corretta valutazione di un conflitto di interesse.
L'obbligo infine deriva dal fatto che Milano è Milano e non è possibile che l'Amministrazione Comunale incontri una persona che abbia un cappuccio in testa, un passamontagna. Di cui non si sa l'identità.
Ora la mozione verrà calendarizzata e, se approvata, il principio proposto sarà inserito nel Piano Anticorruzione. Una svolta eccezionalmente significativa nel contrasto ai paradisi fiscali, alle mafie, nella lotta al riciclaggio e all'evasione fiscale.

Il dispositivo della mozione recita:
...il Consiglio Comunale impegna il sindaco ad inserire nel Piano Triennale di Prevenzione alla corruzione e alla Trasparenza (PTPCT) specifica norma che obblighi qualsiasi ente privato che partecipi ad una gara per l'affidamento di lavori, forniture e servizi o che sottoscriva un contratto di concessione d’uso o una convenzione urbanistica o che sia soggetto che riceve un finanziamento, un contributo, un’autorizzazione o una concessione, ovvero l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere, a dichiarare il proprio titolare effettivo, così come viene definito dall'articolo 20 del D. Lgs 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche, al fine della corretta applicazione della legge stessa e dell’efficacia e del controllo delle dichiarazioni di conflitto di interessi da parte dei dipendenti comunali.

Il titolare effettivo viene definito nel dettaglio dall'articolo 20 del D. Lgs 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche:
Art. 20. (( (Criteri per la determinazione della titolarita' effettiva di clienti diversi dalle persone fisiche). )) ((1. Il titolare effettivo di clienti diversi dalle persone fisiche coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, e' attribuibile la proprieta' diretta o indiretta dell'ente ovvero il relativo controllo. 2. Nel caso in cui il cliente sia una societa' di capitali: a) costituisce indicazione di proprieta' diretta la titolarita' di una partecipazione superiore al 25 per cento del capitale del cliente, detenuta da una persona fisica; b) costituisce indicazione di proprieta' indiretta la titolarita' di una percentuale di partecipazioni superiore al 25 per cento del capitale del cliente, posseduto per il tramite di societa' controllate, societa' fiduciarie o per interposta persona. 3. Nelle ipotesi in cui l'esame dell'assetto proprietario non consenta di individuare in maniera univoca la persona fisica o le persone fisiche cui e' attribuibile la proprieta' diretta o indiretta dell'ente, il titolare effettivo coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, e' attribuibile il controllo del medesimo in forza: a) del controllo della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria; b) del controllo di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante in assemblea ordinaria; c) dell'esistenza di particolari vincoli contrattuali che consentano di esercitare un'influenza dominante. 4. Qualora l'applicazione dei criteri di cui ai precedenti commi non consenta di individuare univocamente uno o piu' titolari effettivi, il titolare effettivo coincide con la persona fisica o le persone fisiche titolari di poteri di amministrazione o direzione della societa'. 5. Nel caso in cui il cliente sia una persona giuridica privata, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, sono cumulativamente individuati, come titolari effettivi: a) i fondatori, ove in vita; b) i beneficiari, quando individuati o facilmente individuabili; c) i titolari di funzioni di direzione e amministrazione.