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Le mani della criminalità su Milano

E due. Il centrodestra ha nuovamente detto di no alla proposta riguardante l’istituzione di una Commissione Antimafia in consiglio comunale. L’ha fatto esplicitamente, senza troppi giri di parole. Ha spiegato che non serve. Nel frattempo la città si scopre segnata da un reale processo di infiltrazione riguardante la sua vita economica e civile. Milano non vuole guardarsi dentro: questo è quel che sembra. Altrimenti chiederebbe ad alcune persone di spiegare. Spiegare cosa pensano quando trovano i loro nomi tra le carte delle ultime inchieste sulla ‘ndrangheta. Chiedere di spiegare qualcosa, ad esempio, a Carmela Madaffari.
Carmela Madaffari è il Direttore Centrale della Direzione Famiglia, scuole, politiche sociali del Comune di Milano. Il Sindaco Letizia Moratti l’ha assunta direttamente, senza concorso, nell’ambito dell’opera di riorganizzazione della dirigenza del Comune per la quale è risultato (il Primo Cittadino) condannato dalla Corte dei Conti. Ha un curriculum, la signora Madaffari, variopinto. Sembra essere lei la “Carmelina” a cui fanno riferimento Francesco Morelli e Giulio Lampada. Vogliono, secondo quanto emerge dalle intercettazioni riportate dai giornali, andare a trovarla, parlarle. Pare che siano un po’ più che suoi conoscenti.
Morelli è un esponente di spicco del PDL calabrese, Giulio Lampada è fratello di Francesco, attualmente agli arresti. Dei Lampada si racconta come di un clan della ‘ndrangheta. Con Lampada sembra aver avuto a che fare, e più volte, anche Armando Vagliati, consigliere comunale PDL. La stessa cosa si potrebbe dire per Giovanni Pezzimenti, altro consigliere comunale, tirato in ballo per alcune sue relazioni “chiacchierate” magari con altri presunti esponenti della ‘ndrangheta.E potremmo continuare citando nomi, storie, biografie. Come quella di Pietro Pilello commercialista presente, anzi presentissimo, nei collegi sindacali di numerose società pubbliche e private e Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti della Provincia di Milano.Avrebbe avuto rapporti con Cosimo Barranca, secondo il Corriere della Sera “l’uomo che i magistrati ritengono a capo della locale (cellula) di ‘ndrangheta” e con Pino Neri, che sempre il Corsera chiama in causa come “esponente di spicco delle cosche”. In questa Milano d’estate sono dunque molti i personaggi citati nelle inchieste. Spesso si tratta di persone non indagate o che magari si scoprirà con il passare del tempo ignare circa la natura criminale dei loro interlocutori. Tuttavia, se svolgono una funzione diretta nelle istituzioni, o hanno a che fare con esse, devono spiegare Non possono lasciare che passi altro tempo facendo finta di niente, altrimenti è bene che se ne vadano. E le stesse considerazioni che facciamo noi dovrebbe farle innanzitutto Letizia Moratti.

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