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Io vedo. Io sento. Io parlo.

I funerali di Lea Garofalo che si sono tenuti a Milano in forma pubblica sabato 19 ottobre, hanno rappresentato un segno di ulteriore riscatto di questa città. Denise Cosco ha desiderato, ha voluto che i funerali di sua madre, Lea Garofalo, venissero fatti a Milano. C'è questo forte legame tra Denise e Milano, che lei ha esplicitato in due aspetti. Il primo, fortissimo, il legame con alcuni cittadini milanesi, i giovani del presidio Lea Garofalo di Libera. Che hanno seguito il processo; hanno sostenuto Denise durante il processo, inviandole lettere, manifestandole stima, apprezzamento per il suo atto di coraggio, ma soprattutto affetto. Denise poi sottolinea l'importanza che il Comune di Milano abbia scelto di costituirsi parte civile nel processo, e quindi i nostri avvocati hanno seguito il processo al fianco di Denise e dei suoi avvocati. E' un riconoscimento del quale dobbiamo essere fieri.
Voglio inoltre ricordare che in questa storia Milano è stata protagonista anche di un altro elemento. Nel giugno del 2012, via Montello 6, che è stato definito il "fortino dei Cosco" è stato finalmente sgomberato. Dopo circa quarant'anni che progressivamente quella famiglia, che ha immaginato ed eseguito l'omicidio di Lea Garofalo, ha preso possesso di quegli appartamenti di proprietà pubblica. All'interno di quegli appartamenti ha spacciato. Ha estorto nel quartiere i negozianti. Ha venduto quegli stessi appartamenti occupati abusivamente ad altre persone a cui estorceva l'affitto. Una situazione incredibile. A maggior ragione perché era accaduto nel centro di Milano, una situazione a cui noi abbiamo posto la parola fine. E' un riconoscimento.
Ho proposto che venga data a Denise anche l'opportunità di ricevere l'ambrogino d'oro; e questo rappresenta per noi l'elemento di grande speranza che Denise è: la speranza dei giovani che si sono avvicinati a lei, che si sono impegnati sul tema della lotta alle mafie, la speranza che lei ha dato a tutti noi per questa scelta di grande coraggio, per questa scelta di taglio con i propri legami, legami famigliari che la riconducevano però a una cultura mafiosa che lei ha respinto prendendo ad esempio la madre. E il riconoscimento dell'ambrogino d'oro proprio in quell'occasione rappresenta un segno di speranza, il segno di speranza che Denise ha dato a tutti noi.

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