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29 novembre 2014

Il Prefetto dica alla città se vi sono aziende colluse con la mafia che lavorano nel sito Expo. Venga negato loro l'accesso.

Oggi in un'intervista a Il sole 24 ore, Raffaele Cantone, presidente dell'autorità nazionale anticorruzione, rispondendo a Giovanni Minoli, conferma l'esistenza del rischio che imprese escluse dall'Expo possano ripresentarsi attraverso i lavori nei padiglioni stranieri.
Afferma anche che i controlli antimafia la prefettura li sta facendo, ugualmente, acquisendo i dati dalla piattaforma informatica. Lo sapevamo. Sapevamo anche che due aziende interdette sono state escluse da due paesi che non avevano firmato il protocollo e quindi non avevano alcun obbligo in tal senso. Ciò che Cantone afferma nell'intervista, però, va ben oltre. Lui dice, proprio in riferimento alle aziende controllate dalla Prefettura: "... e in qualche caso (la prefettura ndr) ha ottenuto l'esclusione volontaria". Ciò potrebbe voler dire che alcune aziende, nonostante l'interdittiva antimafia, operano ugualmente nei cantieri all'interno del sito Expo. Non si può tollerare che l'ordine pubblico (il 416 bis rientra in questa fattispecie), la lotta alla mafia, siano delegati alla buona volontà dei paesi stranieri o dei privati che per conto di essi lavorano alla costruzione dei padiglioni.
Chiedo al Prefetto di chiarire. Di informare la città se vi siano aziende degne di interdittiva antimafia che oggi lavorano nel sito Expo e per quali paesi. Ribadisco che il problema emergerà in tutta la sua gravità l'anno prossimo, quando si smantelleranno i padiglioni e che noi abbiamo uno strumento estremamente efficace, indipendentemente da ciò che viene deciso da chi ha in essere i contratti con queste aziende: negare comunque l'accesso ai loro addetti. E' proprio Expo spa, stazione appaltante pubblica, che deve rilasciare a loro i pass per entrare in cantiere.

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