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14 aprile 2015

Lotta al riciclaggio: il Comune di Milano all'avanguardia. Primo comune in Italia a segnalare alla Uif

Settantumila758 segnalazioni alla Uif, ma solo 18 dalla Pubblica Amministrazione, in diminuzione rispetto al 2012. Tre di queste, nel 2014, sono state del Comune di Milano. La quarta segnalazione è giunta in questi mesi.
Nonostante gli obblighi previsti, la PA non segnala. Solo l'Agenzia delle Entrate e il Comune di Milano. 
Nonostante fin dal 1991, anche regioni, aziende sanitarie, università, avrebbero dovuto svolgere questo importante compito di prevenzione, contrasto e repressione degli interessi mafiosi e non solo, nel territorio italiano, mai il Ministero degli Interni ha emanato il Decreto per aiutare gli enti in questa preziosa azione amministrativa. Anzi, anche in assenza degli indicatori, è proprio il Comune di Milano che si è preso questo impegno ed è partito. Primo comune in Italia. La nostra Amministrazione ha costituito dopo la firma del giugno 2014 con Uif, un Tavolo di Lavoro con la stessa Unità di Informazione Finanziaria, Anci, Agenzia delle Entrate e alcuni comuni, tra cui Corsico, proprio per sfruttare l'esperienza di questi mesi, la competenza acquisita e avviare questa delicata fase di redazione degli indicatori, sostenendo analoghe iniziative a partire dalle città di Regione Lombardia. 
Durante il convegno del 13 u.s., a Palazzo Marino, a cui hanno partecipato, Claudio Clemente, direttore della Uif, Francesco Greco, Antonio Martino dell'agenzia delle entrate, l'azione del Comune di Milano è stata lodata e valorizzata. Con orgoglio proseguiamo. Le banche hanno piena conoscenza delle transazioni finanziarie e dei movimenti sul conto e ne possono conoscere i motivi, i comuni hanno in mano la vita delle persone: dichiarazioni Isee, licenze edilizie e commerciali, multe, dati ottenuti dal PRA, dal Catasto, contratti elettrici e di gas e comunque le utenze delle municipalizzate, dati dell’anagrafe, le informazioni fiscali sul cittadino, con l’accesso al Punto fisco e al Registro dei contratti. E soprattutto i dati derivanti dal controllo del territorio, dal lavoro preziosissimo dell'annonaria, dell'unità ambiente, dell'unità Expo, dei vigili di quartiere. Persone spesso con esperienze anche di collaborazione con la Dda, profondi conoscitori dei quartieri e dei segnali che da essi giungono. Un volume impressionante di dati da intrecciare, che potrebbe aumentare il volume di segnalazioni di operazioni sospette. L'obiettivo è quello di integrare le risorse e moltiplicare le segnalazioni. E rilanciamo: si riformi la legge e si preveda che le Amministrazioni come le banche, possano sospendere rapporti con i privati il cui titolare effettivo dell'azione imprenditoriale non sia reso noto. Già nel Codice degli appalti, all'articolo 38 punto d tra le cause ostative  si trova quella relativa al divieto di intestazione fiduciaria, così come normato dall’articolo 17 della Legge 19 marzo 1990, n. 55, e questo perché è importante che l’Amministrazione sia a conoscenza di chi sono  i soggetti titolari della azienda aggiudicatrice dell'appalto. Così dovrebbe essere anche per i piani urbanistici, le licenze commerciali, le concessioni, gli affitti di spazi del demanio. La modifica della legge 231 e l'allargamento anche alla PA dell'obbligo di astensione dalla relazione potrebbe permetterlo. Questo è già possibile per le banche, i professionisti, gli intermediari finanziari, che si possono rifiutare di contrarre un rapporto contrattuale con un cliente laddove questo sia un’azienda per la quale non è possibile risalire al titolare effettivo. Perché il Comune non può farlo?

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