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Riforma del fisco: due notizie buone, due cattive e una rischiosa.

Due notizie buone, due notizie cattive e una rischiosa, nel nuovo testo del decreto sulla riforma del fisco. Scompare la soglia di non punibilità del 3%. Vi ricorderete le polemiche dopo il Consiglio dei Ministri del 24 dicembre. Così come scompare la soglia dei 1000 euro entro cui non sarebbe scattato il penale per le false fatture. Rimane l'innalzamento della soglia per i reati di omesso dichiarazione Iva da 50.000 a 250.000 € (la bozza, entrata in Consiglio dei Ministri, con la soglia a 200.000 €, è stata ritoccata) e anche per la dichiarazione infedele viene prevista una nuova soglia di € 150.000 contro i 50.000 euro attuali. Due decisioni, queste, a cui avremmo volentieri fatto a meno, considerata l’evasione in Italia, così alta, pari al 27% del Pil. Nella nuova formulazione del provvedimento compare invece una norma, di cui si capisce il significato, ma ad elevato rischio corruzione: laddove il ravvedimento della dichiarazione infedele, degli omessi versamenti, delle indebite compensazioni, sia effettuato prima del controllo, scatterà l'estinzione del reato. Invece, se la conciliazione o l’adesione, viene avviata prima dell'apertura del dibattimento di primo grado, sarà previsto uno sconto della metà della pena e l'esclusione delle pene accessorie. Io rimango perplesso. Tiro un sospiro di sollievo, ma rimango perplesso. Anzi contrariato per l'innalzamento delle soglie.

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