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Maggiori ed efficaci sanzioni per le imprese che non denunciano, corrompono e che allacciano rapporti con la mafia

Il rischio delle imprese del nord a esporsi alla contaminazione di cellule criminali si lega alla necessità di operare in tempi di crisi (26%), alla volontà di guadagnare di più (20%) e battere i concorrenti. Questo uno dei dati riportati in diversi articoli oggi, dopo la conferenza stampa di presentazione della ricerca «Rischi di infiltrazione mafiosa nelle imprese del nord» presentata ieri a Milano da Assolombarda, Fondirigenti e Aldai con la Fondazione Istud e il centro Federico Stella dell’Università a Cattolica di Milano. Quattrocentoventisei questionari, 30 interviste, incrociati con i dati di 12 inchieste giudiziarie. Ed ancora, sottolineato in diversi articoli odierni, al nord un imprenditore su 3 ritiene che la corruzione sia la leva principale con la quale le mafie si infiltrano nell’economia. È bene ricordare anche un'altra ricerca dell'ottobre 2013 realizzata dalla Camera di commercio di Milano con la Bocconi, in collaborazione con Assimpredil Ance e il Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale e incrociarla con quanto poi detto ieri da Calabrò, consigliere incaricato di Assolombarda alla legalità: " ... la risposta delle imprese di fronte alla pervasività della ’ndrangheta è stata forte. Cresce il rapporto di collaborazione con le Istituzioni e la Procura di Milano ma dobbiamo continuare a sensibilizzare gli imprenditori che devono capire che il rapporto con le cosche segna per sempre. Il loro ingresso porta alla perdita dell’impresa nel medio o lungo periodo».
"Insano opportunismo" lo definisce Marella Caramazza, Direttore Generale di Istud. È bene quindi ricordarci che gli imprenditori che corrompono o hanno rapporti con le cosche compiono dei reati che devono essere puniti e quando subiscono intimidazioni e minacce se non denunciano, devono essere cacciati dalle associazioni imprenditoriali. È quando le aziende usufruiscono della corruzione attuate da un proprio manager sarebbe bene fossero, anch'esse, allontanate dalle associazioni di categoria, estromesse dagli appalti pubblici per un periodo congruo e i profitti derivanti dagli appalti corrotti oltre che bloccati (come prevede il DL Madia) siano destinati a risarcire le aziende che da quegli appalti sono state escluse proprio perché non hanno corrotto nessuno. Non conoscere bene come si manifesta la mafia, oggi, 1 luglio 2015, come dice il 53 per cento degli intervistati è una considerazione che appare incredibile e molto preoccupante. Nessuna formazione può sopperire ad una bassa considerazione dell'eticità del proprio comportamento.

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