Cresciute del 32.5% le comunicazioni interdittive antimafia (frutto dei precedenti penali delle figure apicali) e del 36,3% le informazioni interdittivi (frutto di una valutazione discrezionale della Prefettura).
In vetta alla classifica delle regioni c'è la Campania. con 490 interdittive (279 comunicazione e 211 informazioni). Segue la Sicilia. con un totale di 390 interdittive (187 comunicazioni e 203 informazioni). cresciute dell'84%; rispetto al 2022. In Calabria il numero assoluto resta alto 265 ma in calo dei 2,9% rispetto al 273 del 2022. La provincia di Foggia traina l'incremento con 142 provvedimenti dei prefetti contro i 52 dell'anno prima. Al Nord la regione con più interdittive è sempre l'Emilia-Romagna. sono state 215. Sono invece solo 70 i provvedimenti emanati in Lombardia. in calo del 16.7% rispetto agli 84 dell'anno precedente. Nella provincia di Milano sono stati 36 (erano 33). A Roma si sono decuplicati a 57.
Nell’immaginare quali sarebbero stati i primi effetti della riforma del Codice antimafia (CAM) alla luce dell’entrata in vigore nel 2021 (decreto legge in tema di “Disposizioni urgenti per l’attuazione del Pnrr e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose”) eravamo stati molto cauti*, per non dire scettici, su quella che sarebbe potuta essere la reale efficacia della principale novità introdotta.
La riforma, infatti, ha introdotto due importanti novità ** a tutela delle aziende potenzialmente a rischio di essere colpite da una informazione interdittiva: quella relativa all’instaurazione di un contraddittorio all’interno del procedimento e quella della cd. prevenzione collaborativa prevista dall’art. 94 bis del Codice antimafia. Ed eravamo piuttosto convinti diminuisse le informative antimafia interdittive.
Ora invece i dati per gran parte delle regioni italiane riprendono a crescere. Indiscutibilmente un'ottima notizia. Per capire meglio la reale portata della riforma del 2021 ora dovremmo avere però dati almeno delle collaborazioni preventive. Ma non vengono forniti. Li recuperammo solamente per la Prefettura milanese: ben venticinque sono state le informazioni interdittive con preavviso utilizzando il contraddittorio. Ma solo due non sono state adottate al termine del contraddittorio. È stato emesso, invece, un unico provvedimento di collaborazione preventiva.
Un peccato non vengano forniti i dati. Potrebbero dare un quadro più completo. Soprattutto in quelle provincie in cui le interdittive sono diminuite. Si potrebbe capire se la riforma è stata recepita oppure è rimasta sulla carta.
*Alcuni brani sono tratti da un articolo a mia firma e a firma di Ilaria Ramoni pubblicato sul Report di Legambiente sulle Ecomafie
** In buona sostanza, ora, il Prefetto, se all’esito degli approfondimenti delle Forze di Polizia, ritiene sussistenti i presupposti per l’adozione dell’informazione interdittiva antimafia e che non vi siano ragioni di celerità del procedimento, dà comunicazione al soggetto interessato indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa. Con tale comunicazione è assegnato un termine non superiore ai venti giorni per presentare osservazioni scritte difensive ed evitare l’adozione dell’interdittiva antimafia che, si sa, è temuta anche perché blocca la possibilità di partecipare a gare pubbliche, vedersi definitivamente aggiudicato l’appalto o proseguire l’appalto aggiudicato. La procedura del contraddittorio si conclude entro sessanta giorni dalla data di ricezione della comunicazione.
Con la riforma del Codice antimafia del 2021 viene introdotta, come detto, anche la prevenzione collaborativa che si applica qualora il Prefetto accerti che i tentativi di infiltrazione mafiosa siano riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale. Da questa ipotesi nasce un “serrato” scambio di richieste e di documentazione grazie al quale la Prefettura monitorerà l’azienda per un periodo intercorrente da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno. Durante questo periodo l’azienda può continuare a operare quindi rimanere in cantiere, trasportare rifiuti, movimentare terra e così via. Il Prefetto di Matera, Sante Capponi, scrive “Tale provvedimento si pone come alternativa all’informazione antimafia interdittiva, ed è attivabile nei casi in cui l’influenza mafiosa abbia un’intensità tale da farla reputare esclusivamente occasionale”.
L'atto di "prevenzione collaborativa" comporta, tra le altre cose, per la società destinataria, la sottoposizione, per un periodo massimo di dodici mesi, ad alcune misure specifiche di revisione del Modello 231, di comunicazione di specifiche attività al gruppo interforze antimafia, di specifiche prescrizioni e la possibilità che vengano nominati massimo tre esperti iscritti nell'albo degli amministratori giudiziari, con il compito di svolgere attività di ausilio alla società, finalizzata all'attuazione delle misure di prevenzione collaborativa. Durante tale periodo di “controllo e sostegno” la società è comunque iscritta nella White List delle Prefettura come azienda libera da tentativi di infiltrazioni mafiose.