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Zincar: un buco senza fondo da liquidare in fretta!

Forse non tutti hanno saputo che negli ultimi tre Consigli Comunali le opposizioni hanno dato battaglia su una questione dalla quale sono emersi aspetti a dir poco inquietanti: 4 milioni di perdite ipotizzate, un Cda in conflitto da qualche mese, accuse gravi che i protagonisti si sono lanciati l'un l'altro.
La delibera di scioglimento e messa in liquidazione di Zincar, prodotta nelle ultime settimane, in fretta e furia, non appena due consiglieri di amministrazione (fatto unico) si dimettono il 20 di ottobre, viene motivata dall’interpretazione che la Giunta dà al decreto Bersani e da ciò che ne è conseguito, ma anche dalla presa d’atto che la società aveva perso l’intero capitale e che si sono riscontrate due distinte situazioni economico patrimoniali al 30 settembre: una che evidenzia una perdita per 2,379 milioni di euro e un’altra di 4,011 milioni di euro.
Il 10 ottobre un’interrogazione delle opposizioni comincia a far breccia nella società e nei suoi misteri.
Durante le sedute di Commissione bilancio, grazie al nostro ostruzionismo e alla disponibilità, estorta, del Presidente, si apre il sipario su uno spettacolo poco edificante.
La storia di Zincar inizia nel 1999.
Viene costituita come joint-venture fra Edison Termoelettrica S.p.A. (51% del capitale sociale) e AEM S.p.A (ora A2A) di Milano (49%), con l'obiettivo di sperimentare la tecnologia delle celle a combustibile solido dette zinco-aria da cui il nome della Società.
Nel 2001 ha luogo la trasformazione della Società in "Zero Impatto Non CARbonio" (Zero Impact No Carbon), di cui AEM S.p.A. diventa socio unico.
L'attività di Zincar si estende: oltre agli studi e ai progetti correlati alla mobilità urbana sostenibile, viene promossa la realizzazione di impianti per l'uso razionale dell'energia, con particolare attenzione all'utilizzo dell'idrogeno come vettore energetico.
Nel 2005 il Comune di Milano, giudicando strategiche per lo sviluppo della città la missione e le iniziative di Zincar, acquisisce il pacchetto di maggioranza della società. Anche l'Unione del Commercio della Provincia di Milano entra nella compagine societaria; nel 2006 si aggiunge l’investimento privato della Comelmar Italia S.pA.
Nel maggio 2007 la Sindaco decide di nominare Presidente, contro ogni buon senso e correttezza istituzionale, un consigliere comunale, Vincenzo Giudice, che tra l’altro, ha dovuto, giustamente assentarsi da tutte le sedute di commissione e consiglio dedicate a questa partecipata.
Durante la presentazione della delibera di scioglimento, è il 13 novembre 2008, l'Assessore Terzi ringrazia il Presidente Giudice e gli altri consiglieri per il prezioso contributo: è l’inizio del baratro!
Ci viene comunicato che Zincar possiede commissioni per 30 milioni di euro, per le quali ha già riscosso 22 milioni di euro, commesse che sono tutte in corso di completamento nessuna chiusa. Si scopre che il bilancio 2007 non viene certificato dalla società di certificazione utilizzata da A2A e ci viene detto dal Presidente Giudice che i bilanci del 2005 e del 2006 devono essere rivisti ribaltando situazioni di profitto in situazioni di perdita.
Il Presidente Giudice accusa il Direttore di aver di suo pugno aumentato l’importo del bando per la costituzione dell’ecobuilding di via Drago rispetto ai costi che costituivano base d’asta, di 1 milione di euro e lancia poco velate accuse su legami tra società a cui sono affidate commesse e persone interne a Zincar. Il Presidente Giudice si difende da accuse che gli piomberanno addosso di li a poco.
I due consiglieri dimissionari Rocca e Pieri a loro volta accuseranno il Presidente Giudice di aver tenuto sotto chiave documenti che dovevano essere disponibili a tutti e di aver sottoscritto contratti di consulenza senza averne i poteri proprio quando la società chiudeva i cordoni della borsa, riscontrando perdite crescenti.
Il Collegio sindacale, sentito il 20 novembre, ricorda che la società di consulenza e-group aveva avvertito e successivamente richiamato il Cda, dichiarando che tra il 2006 e il 2007 i costi generali erano lievitati da 214.000 € a 765.000 €: nonostante ciò da gennaio 2008 vengono firmati circa 30 contratti per quasi 1 milione di euro. Il 3 giugno 2008, secondo quanto comunicatoci dal collegio sindacale, vengono tolti i poteri di firma dei contratti al Presidente. Nell'agosto 2008 il Presidente Giudice firma altri contratti di consulenza per circa 260.000 €. Uno dei quali per Fabio Ghioni, ex consulente Telecom e braccio destro di Tavaroli, nella spy story di Telecom.
Ce ne sarebbe abbastanza, ma purtroppo di cose ne emergeranno ancora.
Fatto sta che l’11 novembre il Collegio sindacale richiede la nomina di un liquidatore al Tribunale.
Ora il Comune rincorre. D’un tratto si sveglia e non ci sta: "A liquidare Zincar ghe pensi mi!"

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