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21 dicembre 2009

PGT - Piano di Governo del Territorio

Mi sono fatto un'idea di questo Piano urbanistico. Un'immagine.
Siamo all’entrata di un grande casinò.
Entrano tutti. Ma proprio tutti. Da Ligresti, al piccolo proprietario di un negozio di 120 metri quadrati. Ognuno ha diritto ad una fiche o a più d’una, o a molte più d’una.
L’Assessore Masseroli le distribuisce all’entrata. Quanto varranno e se uscendo verranno cambiate in euro sonanti non si sa.
L’Assessore ci dice: più fiches ci saranno “meglio sarà. Si abbasseranno i valori del mercato della casa.”
Ogni fiche equivale ad un metro quadrato e varrà 800,00 €, valore del diritto edificatorio, pari al 20% del costo medio del metro quadrato di residenza e servizi a Milano.
Se si considera 20 milioni di Slp la nuova edificazione prevista (valore del tutto discutibile per difetto) e 800,00 € il valore fondiario, il Pgt crea nel momento in cui verrà approvato un guadagno virtuale a chi possiede le aree da perequare di circa 16 miliardi di euro.
Come si potranno utilizzare le fiches, chi è deputato a tramutarle in euro e chi avrà il compito di sovrintendere e controllare questo magico passaggio non è dato sapersi. Lui, però, comincia a distribuirle.
Sembra che il PGT sia stato pensato senza porre attenzione ai problemi che la città vive ad oggi. Si immagina un grande cantiere di durata ventennale che, al 2030, renderà la città più accogliente con la sola forza del mercato.
E come se per guardare così distante si inciampi e si cada in una buca, lì presente. A pochi metri.
A Milano esiste il problema della residenza in affitto legato strettamente alla flessione delle vendite, collegato alle esigenze di studenti, lavoratori stranieri, le 20.000 persone e nuclei famigliari in attesa di case Erp, oppure delle famiglie che non riescono a permanere nel mercato privato della locazione, oppure ancora collegato alle politiche dell’accoglienza a studenti lavoratori e famiglie.
Esiste il problema del traffico e dei trasporti, dell’inquinamento e del risparmio energetico letto in un abito più globale mondiale.
A Milano esiste il problema della qualità della vita nelle aree periferiche.
Quali risposte offre alla città di oggi il Pgt? La lettura della Procedura di valutazione ambientale strategica, pubblicata a fine luglio, assolutamente non discussa, men che meno presentata. Offre spunti molto interessanti.
Sul tema della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico il Comune di Milano ha integrato nella propria strategia di sviluppo una politica di mitigazione delle emissioni di gas serra, impegnandosi all’interno del Piano Generale di Sviluppo 2006-2011 a sviluppare azioni per la mitigazione dei cambiamenti climatici tramite un piano di contenimento delle emissioni a livello locale. Ha aderito alla Sustainable Energy Campaign (Sustainable Energy Europe) della Commissione Europea, nell’ambito della quale ha aderito al Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), nella quale le città sottoscrivono un accordo vincolante nel quale si impegnano, attraverso la stesura di un Piano di Azione per l’Energia Sostenibile, a rispettare l’obiettivo dell’Unione Europea di riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020.
Al fine di dare attuazione agli impegni presi nell’ambito di tali accordi, il Comune di Milano ha avviato la predisposizione del Piano Clima, che rappresenta un documento di indirizzo strategico e di riferimento per le politiche energetiche e ambientali dell’amministrazione. Obiettivo del Piano Clima è la riduzione delle emissioni di anidride carbonica (che costituiscono il 92% delle emissioni complessive di gas serra) relative al territorio comunale del 20% al 2020 rispetto all’anno 2005 di riferimento.
Due i possibili scenari valutati in sede di Vas nel prevedere l’evoluzione delle emissioni di CO2 da fonti fisse al 2030, in presenza delle previsioni di sviluppo contenute nel PGT.
Nello scenario tendenziale, ottenuto prolungando nel tempo gli andamenti storici registrati fino all’anno 2005 per le principali variabili di sistema, si ottengono incrementi limitati delle emissioni di CO2 (+7% al 2030 rispetto al 2005), pur nelle ipotesi di sviluppo della città adottate dal PGT. Nello scenario a legislazione vigente, dove in aggiunta a quanto previsto nello scenario tendenziale si considerano i miglioramenti introdotti dalla normativa in materia di efficienza energetica in edilizia nelle nuove costruzioni, si ottiene un lieve decremento delle emissioni di CO2 (-1% al 2030 rispetto al 2005).
Inoltre si legge: nelle aree di trasformazione del PGT è necessaria l'adozione di elevati livelli di sostenibilità ambientale per i nuovi edifici, sia per quanto riguarda il consumo di risorse e i carichi ambientali generati, sia per quanto concerne il rapporto dell'edificato con gli spazi esterni, onde evitare che i miglioramenti pianificati nel tessuto storico della città siano insufficienti a compensare gli impatti dovuti alle nuove volumetrie.
Appare chiaro con questo Pgt e con la politica premiale e non vincolistica, in merito ai parametri di costruzione di nuove abitazioni e servizi, non riusciremo a raggiungere i parametri che ci siamo posti come obiettivo strategico per il 2020.
Per quel che riguarda le analisi trasportistiche lo Scenario base 2030 comprende la domanda complessiva di mobilità al 2030, stimata a partire dall’ipotesi di piena attuazione degli indirizzi definiti dal PGT, e il complesso delle infrastrutture di trasporto pubblico e privato e dei servizi di trasporto pubblico indicativamente previsti allo stesso orizzonte temporale.
Il secondo scenario, chiamato Obiettivo 2030, comprende la stessa domanda e la stessa offerta dello scenario precedente, ma si differenzia per l’adozione di una politica di orientamento della domanda e di trasferimento modale verso modalità di trasporto maggiormente sostenibili. Le azioni di orientamento della domanda previste hanno il segno sia di disincentivo di modi di trasporto a maggior impatto (ad esempio mediante la tariffazione degli accessi a specifici ambiti urbani, la regolamentazione della sosta su strada in aree servite dalla metropolitana, la limitazione dell’offerta di sosta resa disponibile in ambiti di trasformazione urbana, l’introduzione di ZTL o di aree pedonali, etc.), sia di promozione attiva di specifiche modalità alternative al mezzo privato motorizzato, attraverso l’aumento e la diversificazione dell’offerta, l’integrazione e di sostegno tariffario, l’aumento della sicurezza e dell’accessibilità nonché il raggiungimento dell’obiettivo, che Milano si è posta, aderendo all’accordo Carta di Bruxelles, di raggiungere entro il 2020 il 15% di spostamenti urbani effettuati con la bicicletta.
Completano il quadro dello scenario obiettivo l’adozione di politiche di orientamento della distribuzione temporale della domanda (es. tempi e orari della città) e di razionalizzazione ed efficientamento della distribuzione urbana delle merci, attraverso lo sviluppo di piattaforme logistiche di vicinato.
La valutazione del numero degli spostamenti è impressionante: attualmente 2.158.000 per le Auto, nello scenario base 2030 giungerebbero a 2.345.000 con un aumento del 8,7%, nello scenario obiettivo giungeranno a 1.955.000 con una diminuzione del 9,4%
Il totale di auto, moto e merci da 2.729.000 salirebbe a 2.998.000 con un aumento del + 9,8% nello scenario base mentre diminuirebbero del 2,3% (2.668.000) nello scenario Obiettivo 2030. Il valore delle percorrenze totali (auto, moto e merci), anche nello scenario obiettivo 2030, rimarrebbero del tutto invariate nello scenario obiettivo diminuendo del solo - 0,7%.
Nel dettaglio le auto aumenterebbero le percorrenze nello scenario base del 7,3%. Nello scenario Obiettivo 2030 diminuirebbero del 7,9%.
Badate bene che per le infrastrutture previste negli scenari non ci sono risorse sufficienti. Il piano economico di sostenibilità del Pgt ci dice, infatti, che mancano all’appello, per opere pubbliche dichiarate essenziali, legate al verde, al trasporto e alla viabilità, ben 9 miliardi di €.
Senza quelle infrastrutture le percorrenze e gli spostamenti in auto aumenteranno molto più di quanto previsto nella Vas.
Quindi 16 miliardi di € per chi possiede le aree. Da subito. Ma 9 miliardi sono gli euro che mancano per le opere pubbliche!
E per la casa in affitto? Nessun vincolo. Solo possibilità del tutto discrezionali. Siamo in mano al buon cuore dei privati.
Nelle Norme di attuazione infatti si dice che negli Ambiti di Trasformazione Urbana, in caso di realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale, risultanti da appositi atti deliberativi comunali di carattere programmatico o specifico, è possibile aumentare il predetto indice Ut fino a 0,35 mq/mq a condizione che lo stesso sia destinato a tali tipologie residenziali.
Alternativamente alle predette tipologie residenziali, possono essere realizzate opere pubbliche di valore strategico, individuate in sede di pianificazione attuativa, da realizzarsi anche all’esterno dell’ambito di trasformazione interessato, purché ad esso funzionalmente collegate.
Altre dichiarazioni dell’assessore, rimangono scolpite nella mente all’apertura di questa fase di progettazione della città del domani:
“Meglio chi va a fare servizi per ideale, di chi piuttosto lo fa per mestiere.”
“Siamo convinti che il privato lavori meglio del pubblico”
Nel Piano dei servizi si arriva a dire: Da questo punto di vista, è un ribaltamento completo rispetto alla maniera tradizionale di guardare ai servizi. Non si parla più della necessità di avere “scuole”, quanto piuttosto alla necessità di soddisfare il bisogno di “istruzione”. Non è detto che la maniera tradizionale di rispondere al bisogno (costruzione e gestione di nuove scuole, piscine, edifici destinati ai servizi sociali) sia l’unica maniera possibile o la migliore .
“Non mi appassiona il dibattito sul numero degli abitanti. Il Piano regolatore ne indicava 2.100.000 e ha sbagliato. Tutti noi potremmo indicare numeri diversi.”
Fatto sta ed è che il numero lo doveva indicare e lo ha indicato e non penso a caso! E di questo dobbiamo discutere. Perché da questo numero discendono i 30 milioni
di slp ipotizzata. Il Montepremi totale e la necessità di servizi, strade, infrastrutture.
500.000 abitanti in più di cui 300.000 e nessuno ne parla, di residenti stranieri.
E’ realistico? Il PGT si limita a dichiarare che la domanda è “alta” (forse confondendo la domanda di valorizzazione con quella di sviluppo), dimenticandosi che a volte il mercato sbaglia (“bolle”, invenduto, ecc.), ipotizzando infine che l’attuale pendolarismo possa tramutarsi in residenza urbana. Quest’ultima però è un’ipotesi del tutto accademica per svariati motivi: perché presuppone un’analoga pressione insediativa nei comuni di origine – a chi vendi la tua casa per trasferirti? - ; perché ignora che i tempi di trasferimento in città a volte sono superiori di quelli dall’esterno (ad esempio, chi abita a Saronno o Pavia arriva in centro città in tempi inferiori a chi abita a Quarto Oggiaro o in Bicocca, avendo a casa una migliore qualità della vita); perché infine presuppone una stabilità delle localizzazioni lavorative che non esiste più.
L’assessore ancora dichiara: “Ci siamo accorti del Parco Sud con l’Expo.”e poi: “La parola chiave di questo percorso è libertà.”
Piuttosto che “Abbiamo visto energie su cui bisognava puntare e non ci siamo riusciti perché le regole lo hanno impedito”
È bene ricordarselo ed anche questa frase scolpirla nella nostra memoria:
Il Parco Agricolo Sud giunge sino a noi grazie alla saggezza e lungimiranza di seri amministratori, che negli anni ‘80 e ‘90 hanno dapprima vincolato l’area e quindi con il Piano regolatore, con il tanto vituperato Piano regolatore, con i tanti odiati vincoli, l’hanno blindata e l’hanno consegnata a noi.
Adesso sta a noi preservarla! Sempre che lo si voglia fare!
Ecco ora passeremo alla fase emendativa.
È difficile capire quali emendamenti fare e da che parte iniziare.
L’unica certezza è che, proprio per riuscire a svolgere il nostro compito di Amministratori seri e lungimiranti, bisogna farli. È mio preciso compito.


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