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20 marzo 2010

XV giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime delle Mafie - Milano, 20 marzo 2010


- Mafie in Lombardia: report sintetico dalle origini al gennaio 2010

Ecco il testo del mio intervento al seminario organizzato da Avviso Pubblico a Milano: la corruzione in Italia e l’intreccio con le mafie: l’eterno ritorno. Svolto sabato 20 marzo, XV Giornata di memoria e impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Innanzi tutto volevo ringraziare Libera e Avviso pubblico per la straordinaria azione di sostegno alle vittime della mafia, di sostegno alle amministrazioni e agli amministratori in tema di lotta alla criminalità organizzata, per la battaglia politica e culturale, nonché pedagogica, che da anni, ogni giorno compiono in Italia.
Il ricordo e l’impegno. Sono orgoglioso di poter offrire il mio contributo per questa bellissima ed emozionante iniziativa.
Penso che chiunque, partecipando ieri alla celebrazione nella chiesa di San Fedele e oggi alla manifestazione sia più determinato, più forte e cosciente, perché parte di una grande comunità.
Penso che nessuno, nessuna organizzazione politica, sindacale o di categoria si debba sentire immune dal potere criminale. Là dove c’è potere, la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, bussano. Entrano anche senza bussare, inserendo propri esponenti di riferimento, rappresentanti e facilitatori degli interessi.
L’iniziativa di oggi a Milano assume un significato importantissimo. A 30 anni dalla morte di Ambrosoli. Nella città della mafia che non esiste. Nella città dell’Expo, del rischio di infiltrazioni mafiose, termine poco adatto ad una città dove almeno 120.000 persone avrebbero provato la cocaina almeno una volta nella vita, 35.000 nell’ultimo anno, 25.000 nell’ultimo mese, 15.000 milanesi potrebbero avere problemi legati all’abuso, nella città in cui, secondo la ricerca dell’Istituto Mario Negri, del 2006 e del 2007 ogni giorno a Milano si consumano circa diecimila dosi di cocaina. A 50 € per dose, come prezzo medio, con un ricarico di sette volte rispetto al valore della stessa quantità di cocaina acquistata direttamente dal coltivatore.
Proprio qui a Palazzo Marino nel cortile d’onore, la Servizi Catering ha preparato un ricco buffet all’interno di un convegno sulla sicurezza. La Servizi Catering, azienda del gruppo Kreiamo è al centro di due indagini, denominate Parco sud che di nuovo ci portano ad interrogarci laddove inizia il confine tra legalità e illegalità. Quanto sia grande la zona grigia che separa i due mondi. La zona grigia che ci porta a dire qui inizia la responsabilità penale. Qui inizia la responsabilità politica.
Convinti che la politica o meglio, la società, debba arrivare prima della magistratura. O meglio, anche là dove la magistratura non deve arrivare.
L'articolo pubblicato da "Il Fatto", ci ha portato in casa le indagini della Dia, riprendendo gli atti delle due inchieste denominate "Parco Sud". Ci racconta, ancora una volta, un sottobosco di ipotetici contatti e di rapporti tra politica e imprenditoria collusa con la 'ndrangheta. Le immagini del ricevimento a Palazzo Marino sulla homepage della Servizi Catering, sono una ferita.
Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, Presidente e Vice-Presidente del gruppo Kreiamo, sono stati arrestati a seguito delle indagini che hanno colpito, ancora una volta le famiglie Barbaro e Papalia.
Le accuse comparse nell’ordinanza di custodia cautelare, imputate alla famiglia appartenente alla ‘ndrangheta sono molto pesanti:

  • acquisivano il controllo dell’ attività di “ movimento terra” nell’ ambito territoriale della zona sud ovest dell’ hinterland milanese;
  • imponevano agli operatori economici la loro “necessaria presenza” negli interventi immobiliari, garantendo la “ protezione” dei cantieri, prospettando implicitamente che, qualora non fosse stata conferita loro la commessa, avrebbero potuto insorgere dei “ problemi”
  • con attentati incendiari in danno di agenzie immobiliari cercavano altresì di inserirsi nel settore delle compravendite immobiliari al fine di acquisirne il controllo;
  • inoltre, gestivano attività illecite quali il traffico di stupefacenti, la custodia di ingenti quantitativi di armi e la gestione di latitanti provenienti dalla locride.
Madaffari e Iorio vengono indicati come il braccio imprenditoriale dell’associazione mafiosa.
Inchiesta che ha portato agli arresti un consigliere comunale di Trezzano sul Naviglio del Pdl, ex assessore, e l’ex Sindaco, a cavallo degli anni '90, del PCI e poi PDS, sempre di Trezzano Tiziano Butturini, marito dell’attuale Sindaco, che proprio per questa vicenda non verrà ricandidata.
La Commissione Antimafia, che riproporremo in Consiglio, avrebbe avuto e potrebbe avere anche questo compito: essere un ambito nel quale chi, citato negli atti giudiziari depositati in sede di riesame, e chi è rientrato in altre indagini legate alla presenza mafiosa nel nostro territorio, ben 5 consiglieri comunali del Pdl a Milano (Vincenzo Giudice, Fabio Altitonante, Giulio Gallera, Marco Osnato, Carlo Fidanza), potrebbero motivare e chiarire di fronte al Consiglio, organo di massima rappresentanza della città, la loro estraneità ai fatti o viceversa le loro eventuali responsabilità, non tanto penali, quanto politiche.
La commissione antimafia avrebbe potuto lavorare ad un codice di autoregolamentazione volontario delle forze politiche che si presenteranno l’anno prossimo, riprendendo e rilanciando, il codice varato a febbraio dalla Commissione antimafia parlamentare sulla scorta del testo prodotto nella passata legislatura.
La commissione antimafia avrebbe approfondito il tema che viene rilanciato nel Piano nazionale anticorruzione approvato il 1 marzo 2010. Rendendo protagonista il Consiglio comunale in un’operazione assolutamente necessaria di trasparenza negli atti pubblici. Strumento utile di lotta alla corruzione. Bisognerà potenziare il livello di trasparenza, come detta il Disegno di legge facendo sì che siano accessibili a tutti, al fine di un controllo diffuso, procedimenti amministrativi “sensibili” (concessioni, appalti pubblici, subappalti di appalti pubblici, erogazioni di benefici economici a persone o enti pubblici o privati, concorsi e progressioni di carriera, determine dirigenziali, rapporti di consulenza).
La riproporremo la costituzione della Commissione Antimafia.
Riproporremo nei prossimi giorni, attraverso la ripresentazione formale di una delibera d'iniziativa consiliare. Quella commissione istituita il 5 di marzo del 2009 all’unanimità, e revocata a maggioranza, dopo due mesi e mezzo di agonia, il 25 maggio.

I consiglieri comunali che hanno sostenuto convintamente la costituzione della commissione hanno continuato a lavorare nel Comitato che prende il nome dal Comitato che nei primi anni 90 è stato presieduto dal prof. Carlo Smuraglia.
Abbiamo incontrato funzionari del Comune che lavorano con altissima competenza e motivazione. Esposti e impegnati.
Ora vogliamo che venga applicato nella maniera più restrittiva possibile il Patto di legalità alle gare d’appalto per l’assegnazione dei lavori della MM4 e MM5. Vengano adottate misure serie per la tracciabilità dei flussi finanziari nelle aziende appaltanti e subappaltanti, venga applicato il controllo sul movimento terra attraverso la conoscenza dettagliata della proprietà dei mezzi e dei tragitti che compiono.
Dobbiamo applicare, potenziandolo, anche per gli appalti destinati alla costruzione dei parcheggi in diritto di superficie e nelle procedure edilizie convenzionate (Pii o Permessi di costruire) il protocollo di legalità che prevede l’obbligo di acquisire la certificazione antimafia per tutte le imprese operanti in cantiere, fare in modo che i contratti d’appalto, di subappalto o di affidamento servizi o forniture, prevedano una clausola risolutiva espressa, in presenza di informativa supplementare atipica. Informativa che fornisce elementi e circostanze tali da far supporre l'esistenza di collegamenti tra l'impresa ed ambienti criminali e costituisce atto non vincolante che ogni amministrazione appaltante può decidere di applicare o meno. Protocollo che preveda l’obbligo di denunciare l’intimidazione, l’offerta di protezione e pressioni, che possano giungere nel cantiere.
Esigiamo l’aumento dei controlli dell’area dell’Ortomercato da sempre piazza di incontro, di aziende legate direttamente o no ad organizzazioni criminali. Luogo del lavoro nero o grigio che sia. Stringendo le maglie che assicurano alle aziende di poter operare.
Perché è veramente clamoroso che il Comune di Milano utilizzi le informazioni atipiche per eliminare le aziende negli appalti pubblici e si permetta che un azienda della famiglia Mangano possa lavorare nell’area comunale di Sogemi.
Ed inoltre si prosegua nella strada intrapresa nel bando per l’affidamento di facchinaggio, ora anullato dal Tar, puntando ad eliminare tutte quelle piccole e grandi realtà che sono luoghi di lavoro nero.
E dobbiamo ancora affrontare i temi relativi alla concessione delle licenze degli esercizi pubblici. Locali che, spesso, diventano luoghi per meglio coprire i traffici illegali o reinvestire i capitali accumulati grazie ad essi.
Ma soprattutto potenziare i mezzi e gli uomini. A Milano abbiamo 500 uomini in meno rispetto all’organico del 1991, solo 4 commissariati su 17 garantiscono le volanti 24 ore su 24
Bene che si costituisca la Sezione specializzata del Comitato di coordinamento per l’Alta sorveglianza delle grandi opere ed anche il Gruppo interforze centrale per l’Expo 2015 (Gicex). Ma se la Dda ha solamente 9 uomini che lavorano sul controllo di legalità delle grandi opere come si può fare?
L’ultimo antidoto è sicuramente l’intransigenza. Di ciascuno. A maggior ragione se rappresenta altri. Non bastano sentenze e leggi, white list o black list, codice di autoregolamentazione delle candidature, trasparenza, magistrati e forze dell’ordine, giornalisti o professori, laddove non c’è una società, una città, una comunità intransigente, capace di indignarsi, di alzare la voce nel ricordo delle vittime e nell’impegno contro le mafie.
In cui si abbia piena coscienza delle regole come strumento di libertà. Del rispetto reciproco come strumento di benessere.
E vi assicuro che se dalle indagini della Dia emergeranno elementi che facciano emergere ulteriori rapporti tra il mondo della ‘ndrangheta e amministratori pubblici del Centro sinistra, l’intransigenza non sarà uguale, ma doppia.

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