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Ortomercato può, deve cambiare

Il debito accumulato da Sogemi non è più tollerabile. Aumenta, in un anno di un milione di €, e raggiunge la ragguardevole cifra di 29 milioni di €, di cui 12 milioni verso fornitori. La perdita d’esercizio, interamente coperta dalla riserva straordinaria è di 2.700.000 €.
Noi si può però discutere del futuro dell’area mercatale più grande d’Italia, senza discutere anche di sicurezza, di legalità e di lotta al lavoro nero.
Questi sono stati i temi che abbiamo affrontato il 15 aprile con la Filcams Cgil, le Rsu di Sogemi prima e, dopo, con l’Associazione dei Grossisti di Ortomercato.
Uno dei temi principali ha riguardato la preoccupazione dei dipendenti Sogemi (dimezzati dal 1991) che, errori amministrativi di dirigenza e amministrazione comunale ricadano sull’occupazione.
Molte altre le questioni emerse: dal 2002 Sogemi non aumenta i ricavi, canoni bloccati dal 1995, assenza totale di lavori importanti e straordinari di riqualificazione dell’area, ci si è limitati ad affittare spazi senza una vera e propria attività imprenditoriale e di investimento nell’area.
È per questo che prosegue la vertenza tra l’azienda e i grossisti ortofrutticoli. Questi almeno 100 su 108, rappresentati dall'Ago (ass. Grossisti ortomercato) hanno congelato i canoni fino a quando non verranno svolti i lavori di bonifica dall'amianto, di riqualificazione complessiva dell'area, compresa la viabilità. La somma congelata e a bilancio è di 1.800.000 €. Ma già ora si può indicare in 2.400.000 €.
I grossisti vorrebbero essere coinvolti nei piani industriali, sono disponibili a partecipare al capitale e alla gestione dell’ortomercato. I rapporti con la dirigenza rimangono fortemente conflittuali e in questa fase di transizione (ad aprile cambio della presidenza) si è aperto un contenzioso legale che avrà un nuovo appuntamento nell'aula del Tribunale a giugno.
Le novità introdotte dalla Legge Regionale 6 del 2 febbraio 2010 devono essere da stimolo per l’azienda e per l’Amministrazione comunale per andare ad individuare nuove forme di gestione, che prevedano la partecipazione di privati con quote di minoranza.
Anche per ciò che riguarda le sanzioni alle aziende che non rispettano i rapporti con Sogemi la legge regionale ripropone linee piuttosto chiare e definite già enunciate nella precedente normativa. Proprio in questo senso urge istituire la commissione di mercato, che preveda la presenza anche di consiglieri comunali, proprio per dar valore e sostanza anche alle sanzioni.
Troppe realtà che operano in ortomercato sfruttano il lavoro nero e le sanzioni che Sogemi e la commissione di mercato potrebbero attribuire sono utili per richiamare tutti gli operatori al rispetto delle regole della libera concorrenza, valorizzando gli imprenditori e le aziende sane.
I controlli sono ancora troppo poco rigidi, le sanzioni spesso assolutamente insufficienti e nelle maglie poco strette, aziende direttamente o indirettamente collegate a famiglie criminali continuano a fare di ortomercato la loro base logistica, il luogo delle relazioni, un luogo per riciclare.
Dopo le indagini del 2004 contro le cosche Palamara, Bruzzaniti, Morabito, dopo che Salvatore Morabito entrava liberamente con la sua Ferrari nell’area mercatale, dopo che nel 2007, chi aveva dato lavoro a Morabito inaugura negli spazi appartenenti a Sogemi il night club For the King, chiamando a festeggiare esponenti delle famiglie mafiose, nell’estate 2009 si scopre che le figlie del boss Vittorio Mangano operano nell’area mercatale, tramite regolare contratto, senza che nessuno preveda seri controlli sulle loro aziende.
Ai rappresentanti sindacali ai grossisti abbiamo presentato le nostre proposte cha abbiamo volantinato alla porta 4 di via Varsavia:
  • Istituire immediatamente una Commissione consiliare che individui cause e rimedi della situazione debitoria insostenibile di Sogemi e valuti il commissariamento dell’azienda e avvii un percorso di coinvolgimento dei grossisti e delle realtà sane presenti nell’area mercatale alla gestione dell’azienda. Non è più tollerabile l’atteggiamento di delega totale e di disinteresse metto in atto da questa Amministrazione negli anni passati, eccezion fatta per il regalino di circa 500mila euro prima della fine dell’anno per le spese correnti e, in primavera scorsa, per il prestito di un paio di milioni (da restituire in 5 anni) per far partire i lavori promessi da anni per togliere l'amianto dai capannoni.
  • Riproporre nel breve periodo il bando per l'affidamento del servizio di facchinaggio nel Mercato Ortofrutticolo all'Ingrosso di Milano ed interrotto con l’annullamento della gara. Estenderlo ad altri ambiti. Ciò permetterebbe di limitare le cooperative esistenti nell’area, individuarne 3 con precise caratteristiche, definire le tariffe, combattere il lavoro nero e la presenza di realtà direttamente o indirettamente legate a gruppi e famiglie criminali
  • Aumentare il controllo nell’area predisponendo un nucleo di polizia municipale non più su base volontaria, che sia presente nell’area mercatale attraverso la costante presenza di un numero di uomini maggiore all’attuale, che abbiano titolarità e competenza per intervenire nella lotta al lavoro nero.
  • Prevedere e applicare pesanti sanzioni alle aziende che, tramite il lavoro nero, operano slealmente in concorrenza con gli operatori onesti.
  • Aumentare i controlli di garanzia per tutte le società presenti in Ortomercato con contratti diretti con Sogemi, oppure con contratti di lavoro tra operatori. Ogni anno richiedere a tutti gli operatori la certificazione antimafia della Prefettura di Milano e prevedere meccanismi di tracciabilità dei flussi finanziari

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