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La legalità come fattore di sviluppo economico e sociale contro la crisi. Un appello di Avviso Pubblico.

Non si può accettare che venga solamente ipotizzato un secondo scudo fiscale. Tassiamo al 23 per cento chi ha utilizzato il vecchio provvedimento, scudando capitali illecitamente esportati e pagando solamente il 5 per cento di tasse. Una vera pacchia per mafiosi ed evasori!

Di seguito un appello di Avviso pubblico che mette in evidenza i costi di mafie, corruzione ed evasione per l'Italia.

L’Italia sta rischiando grosso. Le notizie che giungono dalla Borsa di Milano e da quelle internazionali non ci lasciano dormire sonni tranquilli. Rischiamo seriamente di precipitare in una crisi di carattere economico-finanzario senza precedenti. Ieri, il governo ha incontrato le parti sociali dopo che queste, nei giorni scorsi, hanno sottoscritto un documento comune per chiedere interventi specifici e urgenti.

Da quanto emerge leggendo i giornali, nel corso dell’incontro si è parlato della necessità di attuare misure contro inefficienze e sprechi, di provvedere alla messa in ordine dei conti pubblici, di liberalizzazioni e privatizzazioni, di modifiche da introdurre nel mondo del lavoro. Non ci risulta che tra l’Esecutivo, gli imprenditori, i banchieri, le associazioni di categoria e i sindacati sia stato affrontato un tema che, secondo Avviso Pubblico, è centrale: quello dei costi economici e sociali dell’illegalità. Ci riferiamo, in particolare, ai costi delle mafie, della corruzione, dell’evasione fiscale e dell’economia sommersa che incidono pesantemente sulla qualità della nostra economia, della nostra sicurezza, della giustizia e della nostra vita in generale.

COSTI DELLE MAFIE

Secondo la Commissione parlamentare antimafia il giro d’affari annuo delle mafie italiane è stimabile in 150 miliardi di euro. Circa 180 mila posti all’anno, secondo il Censis, sono persi nel Mezzogiorno a causa della presenza delle cosche e, come riportato in una recente relazione della stessa Commissione presieduta dal senatore Pisanu, la presenza delle mafie sottrae fino al 15% di PIL in regioni come la Basilicata e la Puglia. Nel documento si legge testualmente: “La pressione delle organizzazioni mafiose frena lo sviluppo di vaste aree del Paese, comprime le prospettive di crescita dell’economia legale, alimentando un’economia parallela illegale e determina assuefazione alla stessa illegalità”. A questo si devono aggiungere i costi legati alla pratica del racket delle estorsioni, quelli dell’attività usuraia mafiosa, le truffe e la contraffazione. Secondo l’ultimo rapporto di SOS Impresa di Confesercenti, sono circa 500 mila i commercianti oggetto di attenzione della malavita, per un giro d’affari criminale stimato in 98 miliardi di euro, di cui 37 per mano mafiosa.

Su questo tema, nel marzo scorso a Milano, è intervenuto anche Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, il quale ha affermato: “Le estorsioni, oltre a sottrarre direttamente risorse agli imprenditori assoggettati al racket, disincentivano gli investimenti nella economia locale … In una economia infiltrata dalle mafie la concorrenza viene distorta, le imprese pagano più caro il credito”. La stessa Banca d’Italia, per voce della vice direttrice generale Tarantola, ha affermato che in Italia il riciclaggio del denaro sporco incide sul 10% del PIL.

COSTI DELLA CORRUZIONE

La Corte dei Conti ha comunicato che il costo della corruzione in Italia è stimabile in 60 miliardi di euro, vale a dire circa 1.000 euro a cittadino, neonati compresi. Sono gli appalti e i controlli fiscali i settori in cui le bustarelle e gli scambi di favori girano di più. Molti studi empirici mostrano che la percezione e l’esistenza di un’elevata corruzione è uno dei fattori che, oltre ad alterare il principio della libera concorrenza e della libertà d’impresa, tengono alla larga i capitali stranieri da un paese. Ad affermarlo è anche l’ultimo rapporto dell’Index of Economic Freedom, elaborato dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal che per il 2010 colloca l’Italia all’87° posto su 183 Stati (13 posti in meno rispetto all’anno precedente), ultimo tra i paesi dell’Unione Europea, seguito dalla Grecia e preceduta da paesi come l’Uruguay (33° posto), il Botswana (40°), la Bulgaria (60°), l’Uganda (80°). Mafie e corruzione sono due cause che contribuiscono alla discesa in classifica del nostro Paese.

COSTI DELL’EVASIONE FISCALE ED ECONOMIA SOMMERSA

Secondo i dati del Ministero dell’Economia l’evasione fiscale è pari a 120 miliardi di euro all’anno, il doppio di quello che si registra in Francia, Germania e Regno Unito.

Uno studio effettuato da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, rileva che l’Italia si conferma primatista europeo con il 51,1% del reddito imponibile non dichiarato. Nel 2009, l'imponibile evaso in Italia è cresciuto del 11,4% rispetto al 2008, sottraendo all’erario circa 143 miliardi di imposte.

Secondo un recente studio presentato dal Presidente dell’Istat, l’economia sommersa, ovvero l’imponibile sconosciuto al fisco, ha un valore compreso tra un minimo di 255 miliardi di euro ed un massimo di 275 miliardi di euro, con un’incidenza sul PIL compresa tra il 16,3 ed il 17,5 per cento.

IL TICKET DELL’ILLEGALITA’

Se sommiamo i dati sin qui citati emerge che ogni anno l’illegalità (mafie, corruzione, evasione fiscale, economia sommersa) sottrae agli italiani e alle imprese oneste 330 miliardi di euro, vale a dire 5.500 euro pro capite, qualcosa come 15 euro al giorno al portafoglio di ciascuno di noi. Un vero e proprio ticket dell’illegalità.

LE RISORSE PER RISANARE E SVILUPPARE IL PAESE CI SONO. L’IMPORTANZA E IL VALORE DELLA LEGALITA’

Di fronte a questi dati ufficiali, stimati per difetto, come si può sostenere che in Italia mancano le risorse per riequilibrare in modo equo i conti dello Stato e garantire i servizi essenziali ai cittadini? Qui il problema non è solo di far tornare i conti. La vera questione è di carattere culturale e politico, prima di tutto. Noi italiani dobbiamo comprendere – e far comprendere – che la legalità non è un intralcio ma, al contrario, è un fattore indispensabile per lo sviluppo di un paese (in tutti i sensi).

In un momento così difficile e delicato per l’Italia, la politica e le parti sociali devono dimostrarsi responsabilmente all’altezza della situazione ed essere coscienti che è necessario approvare provvedimenti che, da una parte, incentivino al rispetto delle regole e, dall’altra, rafforzino l’azione di controllo e di recupero delle risorse illegalmente sottratte alla collettività da parte degli organi giudiziari ed amministrativi già esistenti e a ciò preposti. Solo in questo modo, crediamo, si garantisce e si dimostra la convenienza del principio della legalità. Un principio indispensabile per tutelare e sviluppare il nostro sistema economico e che vi opera, per garantire i diritti fondamentali delle persone, per dare qualità alla nostra vita quotidiana e alla nostra democrazia, per garantire il primato della meritocrazia e della capacità di innovazione sul clientelismo e la logica dei favori e dei privilegi.

Chiediamo, dunque, al Governo e alle parti sociali di introdurre nell’agenda del loro confronto anche il tema della legalità, del contrasto alle mafie, alla corruzione, all’evasione fiscale all’economia sommersa. La legalità è uno strumento indispensabile per dare attuazione ai principi contenuti nella nostra Costituzione e per restituire credibilità ed autorevolezza, anche a livello internazionale, all’Italia, per dare fiducia e speranza ai giovani. Chiediamo questo, facendo nostre le parole che con forza ha pronunciato recentemente il Governatore della Banca d’Italia: “Il prezzo che una società paga quando è contaminata dal crimine organizzato, in termini di peggiore convivenza civile e mancato sviluppo economico, è alto. Contrastare le mafie, - e, aggiungiamo noi, la corruzione, l’evasione fiscale, l’economia sommersa – la presa che esse conservano al Sud, l’infiltrazione che tentano nel Nord, serve a rinsaldare la fibra sociale del Paese ma anche a togliere uno dei freni che rallentano il cammino della nostra economia”.

Andrea Campinoti

Presidente di Avviso Pubblico

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