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9 marzo 2012

A trent'anni dall'approvazione della legge Rognoni La Torre ecco i risultati a Milano, di un provvedimento efficace e estremamente utile

Sono 190 i beni immobili (case e box) confiscati alle mafie a Milano. Novanta le aziende. Sono 98 i beni assegnati al Comune di Milano (le aziende rimangono in carico all'Agenzia per i beni confiscati che può gestire e assegnare direttamente anche altre tipologie di beni). Ormai prossima la definitiva assegnazione di 4 di questi beni per cui il bando è già chiuso, per altri 9 verranno definiti i criteri di assegnazione e la redazione del bando a partire dal prossimo 21 marzo.
A trent'anni dall'approvazione della Legge Rognoni-La Torre, si è toccato con mano, laddove ce ne fosse ancora bisogno, oggi, durante l'audizione dell'assessore Majorino, l'estrema efficacia ed utilità di quelle norme. Ora l'assessore ha manifestato la ferma volontà di valorizzare questi luoghi, verificandone il loro effettivo utilizzo (due beni sono stati negli scorsi mesi ripresi dal Comune), chiamando a raccolta le molte associazioni che li hanno in gestione e riproponendo l'apertura dei beni alla cittadinanza e alle scuole per una settimana intera, dopo il successo di novembre scorso quando in una sola giornata moltissimi cittadini hanno capito che quell'appartamento quel negozio, frutto di risorse illecite (spaccio, usura, racket), ora era a disposizione di tutti. Restituito alla collettività in forma di bene socialmente utile. Nel nuovo bando si vuole indicare delle priorità di utilizzo rispetto ai bisogni emergenti della città e del quartiere su cui il bene insiste. Valorizzare le associazioni cittadine e cessare con le assegnazioni dirette. La scorsa Amministrazione aveva deciso di assegnare uno dei beni più importanti, una villetta a schiera in via del Mare 185 di 418 mq con box, alla associazione Comunità di san Patrignano di Rimini.
Esiste l'emergenza delle ipoteche che gravano su molti immobili. La Regione Lombardia non ha rifinanziato la legge che prevedeva, per il 2010, 4 milioni di euro per aiutare i Comuni a superare le criticità che giungono da crediti vantati dalla banche. La Commissione antimafia ha deciso di presentare in Consiglio una mozione trasversale ai partiti che chiede alla Regione di rifinanziare i contributi ai comuni per l'utilizzo beni confiscati.
E poi ci sono le banche. Una sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile del 2010, ha stabilito che “non è sufficiente la dimostrazione dell’assenza di dolo” al momento dell’iscrizione dell’ipoteca sull’immobile per poter pretendere il rispetto della “garanzia”, quanto piuttosto poter dimostrare che non vi siano mai stati comportamenti “negligenti” o “anomali” nei confronti della persona beneficiaria del mutuo. Principio fondamentale che ha stabilito che “il giudice penale, esclusa la buona fede del terzo che vanti diritto sull’immobile confiscato, può ordinare la cancellazione dell’ipoteca”. Quindi attenzione. Le banche non possono rimanere silenti. Quante di loro hanno erogato mutui a chi non aveva lavoro fisso, patrimonio, tracciabilità e trasparenza dei propri conti correnti? Sentiremo anche Abi. Chiederemo se da parte loro c'è la volontà di superare questi gravami che spesso impediscono, soprattutto a piccoli comuni, di utilizzare i beni. 

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