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27 aprile 2018

Approvata mozione per l'estensione del Protocollo post Expo

Approvata dall'aula la mozione che chiede che il protocollo per le aree post Expo sottoscritto il 26 settembre 2017 da Prefettura di Milano e AREXPO S.p.A. sia obbligatoriamente adottato dai concessionari di Arexpo e da chi ha acquistato o acquisterà porzioni delle aree da essa possedute. Il Protocollo riprende i termini del Prototcollo Expo del febbraio 2012 che ha avuto un ottimo risultato, 67 imprese escluse dai cantieri perché oggetto di tentativi di infiltrazione mafiosa.
Si è anche deciso di richiedere che il protocollo (denominato Lavori di conservazione, rifunzionalizzazione, completamento, disfacimento, ripristino e riutilizzo di aree, edifici o manufatti situati all'interno ed al contorno dell'ex sito per l'Esposizione Universale di Milano 2015) sia esteso anche alla Polizia Locale protagonista di un lavoro eccezionale durante Expo dedicato al controllo delle aree di cantiere e al flusso di camion per il trasporto terra da e verso le cave, frutto di un accordo con i comuni di Pero, Rho e Baranzate, per permettere alle unità di agire anche fuori degli stretti confini comunali di competenza..
Ad oggi il Protocollo si applica solamente per gli interventi pubblici e già il 26 settembre quando Arexpo giunse in Commissione fu io a chiedere al Presidente di estenderlo ai privati e ai concessionari.
Giovanni Azzone rispose che "... da un punto di vista formale non possiamo farlo applicare a qualcuno a cui abbiamo venduto una parte dell'area perché non ne siamo più proprietari quindi il caso del Galeazzi e non possiamo farlo applicare in modo automatico a eventuali concessionari però quello che abbiamo fatto è che nel contratto sottoscritto con il Galeazzi è previsto che il Galeazzi si doti di una strumentazione analoga a quella che abbiamo sviluppato per il protocollo di legalità quindi diciamo che abbiamo nel momento in cui si è definito un contratto di gestione di un'area posto delle condizioni che ci rendono confidenti sul fatto che le regole di riferimento siano le stesse. Lo stesso per quanto riguarda il bando sulla concessione nel bando si prevede che un elemento qualificante per la valutazione delle offerte sia il sistema che i concessionari metteranno in piedi per assicurare il rispetto di queste regole".
Allora nessuna certezza fu data ai commissari. Sembrava di tornare ai tempi di Expo quando si continuava a ripetere che il Protocollo non poteva valere per i paesi stranieri perché avrebbero sottoscritto contratti fuori dalla giurisdizione italiana. Invece poi i controlli furono fatti ugualmente e le aziende cacciate.
E' naturale pensare che quanto sta accadendo ora è molto simile ad allora: l'intervento ha una sua unicità e omogeneità per la nuova vocazione individuata, che possiede fortissimi elementi di interesse pubblico di innovazione e spessore internazionale ed è naturale pensare che debba essere compiuto qualsiasi sforzo per tutelare gli investimenti previsti e l'immagine della città.
Tra l'altro, proprio su mia richiesta, è stato inserito nel Piano Anticorruzione di Milano, che le aziende appartenenti alle White List (aziende libere da tentativi di infiltrazione mafiosa certificate dalla Prefettura) siano obbligatoriamente utilizzate per lavori quali il trasporto terra, guardiania, noli, nelle opere a scomputo e nelle opere compiute in regime di concessione.

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