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17 novembre 2019

La corruzione sostituisce l'intimidazione nella 'ndrangheta Lombarda? Se così fosse saremmo a cavallo!

Parto da una considerazione di Cafiero de Raho, comparsa in un'intervista a l'Espresso di settimana scorsa.  "Dobbiamo tenere in considerazione un altro elemento" sostiene il Procuratore nazionale antimafia "Ci troviamo, sempre più spesso ad indagare sulle mafie silenti, organizzazioni storiche che però si impongono nel mercato senza alcun minaccia.
Pensiamo alle mafie tradizionali radicate nel nord Italia che operano senza atti di violenza esplicita e si impongono nel territorio economico con la corruzione, con la forza dell'appartenenza ad un gruppo. Non dunque l'intimidazione classica".
Estremizzando il ragionamento, se le mafie corrompessero senza intimidire vorrebbe dire che i successi da un punto di vista investigativo, repressivo, preventivo-culturale, legislativo e sociale hanno fatto sì che la mafia abbia timore di uccidere. Abbia timore della reazione che potrebbe generare. E, guardate, penso che i successi ce li dobbiamo anche riconoscere. E sono sicuro che uno dei motivi che portano la mafia a uccidere molto raramente è proprio questo: hanno paura della reazione! Non solamente giudiziaria e legislativa.
E invece, quando si parla che la mafia ora corrompe, si parla di questa mafia come di una evoluzione ancora più temibile della precedente.
E' assolutamente vero che la minaccia spesso non serve. La fama criminale è sufficiente. Proprio per questo nel 416 bis si usa il termine intimidazione e non semplicemente minaccia, perché esprime un fenomeno meno visibile e esplicitato. Un atteggiamento al centro del reato più caratterizzante: l'estorsione.
L'intimidazione nasce anche senza violenza. Anche grazie e solamente al vincolo associativo: "Guarda che dietro di me ce ne sono altri 30!".
L'intimidazione è generata dal sodalizio. La mafia è tale perché crea dei vincoli di sangue tra i propri affiliati. Patti che superano quelli strettamente familiari. Li soppiantano. Ed ecco che allora si parla di clan, cosche, locali, 'ndrine. Famiglie.
Realtà che proprio per i legami che creano ritengo che sopravvivano ai primi arresti, ai secondi e ai terzi. Realtà associative che sopravvivono, continuando a delinquere, aiutando le famiglie di chi ha visto i propri cari entrare nelle patrie galere.
Com'è possibile parlare di organizzazione criminale mafiosa quando questa scompare una volta arrestati i vertici?
Non si può sostituire intimidazione con corruzione. Non sta in piedi, soprattutto in una visione evolutiva del fenomeno mafioso. Io non ti faccio paura e ti corrompo, perché altrimenti mi denunceresti. Anzi, visto che non ti faccio paura e non ti assoggetterai al mio potere, che potrebbe anche esserti riconoscente, ti devo corrompere. Pagare.
La corruzione è un segno di debolezza verso l'interlocutore. O comunque un gesto di minor forza.
Chi mi corrompe con una mazzetta non mi fa paura.
La mafia ha sempre corrotto. Non solo ora nel 2019. Ha corrotto le coscienze insediandosi come un potere alternativo a quelli riconosciuti. Un Quarto potere. Un potere alternativo a quello del sindaco, del parroco o del comandante della stazione dei Carabinieri.
Un potere da molti riconosciuto e rispettato perché benevolo con i propri servi e violento contro chi a lui si ribella.
La benevolenza della mano sinistra che elargisce un'elemosina, può essere smentita dalla mano destra che spara. Questo binomio è indissolubile.
Se la mafia non facesse più paura e le associazioni mafiose non sopravvivessero agli arresti, allora forse abbiamo vinto.
Ma non è così. E lo sappiamo. Abbiamo ottenuto da metà degli anni 80 grandi risultati. E dobbiamo riconoscercelo. Nella capacità di reazione dei nostri concittadini. Della consapevolezza del problema e dell'aumento della conoscenza del fenomeno stesso. E' aumentato il numero di persone capaci di reagire. Di non sottomettersi, anzi di contrastare in campo aperto la cultura mafiosa.
Le norme si sono evolute e gli strumenti legislativi in mano alla comunità nazionale sono eccezionali ed estremamente efficaci.
Siamo però lontani dalla vittoria. Tre elementi mi portano a pensare questo. Il numero di persone che si mettono a disposizione dell'associazione mafiosa è aumentato. C'è la zona grigia, chi commette i reati di concorso esterno, o con l'aggravante di aver favorito la mafia, chi si intesta fittiziamente dei beni, chi ricicla. Ma è aumentato anche il cosiddetto capitale sociale. Chi non si fa domande, non compie reati, ma svolge un compito utile. Diviene un piccolo meccanismo utile del rinvestimento delle risorse illecite, consapevole di non farsi delle domande, che per la propria deontologia professionale, per il senso civico e di appartenenza ad una comunità per la quale si dovrebbe contribuire al progresso materiale e spirituale. dovrebbe invece farsi.
Un tempo chi riciclava nella finanza grandi capitali aveva contatti diretti con l'appartenente all'associazione. Oggi pare che la filiera si sia allungata e chi collabora in modo da ostacolare la provenienza delittuosa, lo fa senza porsi domande. Senza compiere reati o avere la percezione di farlo.
E poi la droga. Indicatori di quanto ancora ci sia da fare e di come l'intimidazione sia ancora lo strumento essenziale per l'arricchimento mafioso sono il valore globale del mercato della droga e i sequestri di sostanza stupefacenti. I primi in crescita in Europa. I secondi in stallo in Italia. E infine andando anche indietro nel tempo, fino ai primi anni novanta, il divario tra quello che è definito il fatturato delle mafie e quanto si riesce, di questo patrimonio, a sequestrate e confiscare ogni anno.
Forse al di là dell'ergastolo ostativo c'è bisogno di donne e uomini, nelle forze dell'ordine, nella magistratura, nelle cancellerie.

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