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1 maggio 2020

Da Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2020. C'è un mondo di mezzo in Viale Espinasse

Showbize malavita, bolidi da sogno e incontri con i padrini della 'ndrangheta, droga e serate di gala con politici e star del calcio.
Il menu è ghiotto e rappresenta oggi a Milano il nuovo mondo di mezzo, dove boss e comprimari, colletti bianchi e jet set vanno a braccetto e pianificano affari: dal facchinaggio dell'Ortomercato alla sicurezza nella movida fino ai maxi-appalti edilizi in Iraq.
Per capire questa storia inedita bisogna, però, lasciare le luci del centro. La strada è semiperiferica, macchine in coda, semafori.
Viale Espinasse a Milano non ha nulla di seducente. Al civico 137 l'auto-salone Pegaso vende auto, anche di lusso, anche supersportive. Il locale è gestito dalla Pegaso srl. Il sito mette in vetrina Ferrari, Audi, Bmw. L'indirizzo è noto anche agli investigatori più aggiornati sulle cose della malavita milanese. La Pegaso ha due socie. Una si porta dietro una parentela pesante. È infatti la moglie di Luigi Mendolicchio broker, secondo gli inquirenti,di questa nuova malavita. Milanese, classe 1965, Mendolicchio se nel casellario ha solo vecchi precedenti di polizia, in tasca si tiene contatti di livello con esponenti della 'ndrangheta. Tra questi, uomini del clan Barbaro-Papalia e soprattutto Giuseppe Calabrò, detto 'n Dutturicchiu, legato alle potenti cosche di San Luca, già in contatto con ex ministri della Dc e oggi, secondo gli investigatori, silenzioso plenipotenziario milanese delle 'ndrine. Il fratello di Mendolicchio, Michele, nel 1992, secondo alcuni pentiti, partecipò all'omicidio di Carmine Carratù avvenuto in via Ippocrate. Con lui anche il boss Domenico Branca legato alla cosca Libri. Michele Mendolicchio non sarà processato perché deceduto.

Oggi Gino Mendolicchio si divide tra l'autosalone, l'ufficio di viale Sondrio, piazza Prealpi e risulta imputato per traffico di droga dalla Procura di Catanzaro che ha chiesto il rinvio a giudizio. Secondo l'indagine"Ossessione" (febbraio 2019) del procuratore Nicola Gratteri, infatti, Mendolicchio assieme ad altri personaggi rappresentava la testa di ponte milanese di un giro di cocaina con il Sud America gestito dalla cosca Mancuso. Gli investigatori hanno monitorato i suoi spostamenti e hanno fotografato un summit "per gli affari illeciti" all'interno dell'autosalone Pegaso. La società non sarà coinvolta penalmente. Si legge nell'atto dei magistrati: "I ren-dez-vous tra i predetti soggetti avvenivano presso l'autosalone di viale Espinasse nella disponibilità di Luigi Mendolicchio". E ancora: "Mendolicchio rappresentava un soggetto di rilevante affidabilità economica, in ragione dell'attività commerciale esercitata, che gli garantiva copiosi introiti derivanti dalla compravendita di autovetture". Le auto in parte sarebbero fornite da un manager albanese che vive in una villa dell'hinterland nord. Il particolare è contenuto in una denuncia anonima, e che per questo dovrà essere verificata dai magistrati, arrivata pochi giorni fa alla Procura di Catanzaro e al presidente della Commissione antimafia di Milano, David Gentili.
Saranno poi i magistrati calabresi a studiare gli assetti societari della Pegaso e a tracciare, senza però indagarlo, la figura di Stefano Pampillonia, giovane agente finanziario con studi in Bocconi e già iscritto a un club di Forza Italia con tessera numero 0502. Il ragazzo, incensurato, è socio in un'agenzia di casting. Viaggi, bella vita, Rolex, carte di credito black e serate di gala sono immortalati sul suo profilo Instagram dove ama postare immagini sue assieme a noti politici lombardi. Con Mendolicchio il legame è stretto, tanto che sarà lo stesso Pampillonia ad accompagnare Gino a un incontro con il boss Giuseppe Calabrò e con il suo luogotenente Saverio Gualtieri. Il dato emerge dalle carte dell'indagine Rinnovamento. Lo stesso Gino ha partecipato al matrimonio di Pampillonia organizzato da due noti wedding planner televisivi. Alla Pegaso, oltre a ex campionissimi dell'Inter anni Ottanta, si vede anche Franco Terlizzi, ex pugile ed ex partecipante de L'Isola dei Famosi, noto alle indagini, ma mai indagato, per i suoi rapporti con esponenti della cosca Flachi. È però con Domenico Vottari, anche lui frequentatore della Pegaso, che Gino Mendolicchio pianifica affari. Mimmo Vottari, originario di San Luca, è un uomo libero che ha scontato la sua pena. Condannato per omicidio, ma mai per mafia, anche lui ha un'agenda fitta di nomi del milieu calabrese a Milano. Oggi si occupa di bar e ristoranti. Ascoltato in una indagine milanese Vottari spiega a Gino:"Mi hanno proposto un lavoro in Iraq, si parla di 25 milioni di euro, riusciamo ad avere degli operai e una ditta, ci danno il 30% subito?". Per arrivare all'Ortomercato l'obiettivo, poi, era entrare negli assetti societari di una srl perché, spiega Mendolicchio intercettato,"Eh, c'hanno dentro l'appalto dell'Ortomercato". Sul fronte movida e locali, è Vottari a parlarne con Gino: "Questo amico mio fa già la sicurezza nei locali". Eccolo il nuovo mondo di mezzo milanese. Da viale Espinasse alle serate di gala con i politici, fino ai progetti d'affari all'Ortomercato e addirittura in Iraq.
Davide Milosa

P.S. a cura dell'autore del Blog: Ora Stefano Pampillionia possiede con la moglie ZeroTrecento un'altra società di vendita e noleggio auto. E' presidente della Job&Services a Milano dal 2009 ed è socio svolgendo "l'incarico di manager" nella Made4Fame agenzia di moda e spettacolo. "Il noto imprenditore milanese di soli 28 anni" ha contestato in un'intervista pubblicata su City Milano le notizie pubblicate da Il Fatto. Tra l'altro diffamando Milosa con l'accusa di procacciatore di fake news. Per questo ripubblico l'articolo che non è tracciabile online.
Infine mi preme dire che quando nell'articolo si parla di Ortomercato, Mendolicchio e Vottari volevano acquisire ICOTEA società cooperativa, di cui ho già scritto in altre occasioni.

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