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18 ottobre 2020

Cresce l'illegale. Il PIL ringrazia

Il vergognoso appuntamento autunnale con l'economia sommersa e illegale e il suo contributo al PIL si ripete regolare anche oggi. ISTAT ha pubblicato il report il 14 ottobre.
I dati sono riferiti al 2018. Le Attività illegali che sono calcolate da ISTAT non sono tutte. Ma solo quelle "caratterizzate dal mutuo consenso fra i contraenti" e tra queste solamente il traffico di stupefacenti, i "servizi" (termine terribile) di prostituzione e contrabbando di tabacco. Niente usura. Niente contraffazione o gioco d'azzardo illegale o traffico d'armi.
A fronte di una diminuzione del sommerso l'illegale cresce: 17.233 miliardi nel 2015, 18.078 nel 2016; 18.896 nel 2017; 19.238 nel 2018.
La crescita delle attività illegali è determinata per la quasi totalità dal traffico di stupefacenti. Per questa attività la spesa per consumi si attesta a 16,2 miliardi di euro (+0,4 miliardi rispetto all’anno precedente). Nell’ultimo quadriennio per il traffico di stupefacenti si è registrato un incremento medio annuo del 3,5% per il valore aggiunto e del 3,7% per i consumi, "sostenuti soprattutto dalla dinamica dei prezzi". 
Per il PIL bene. Più si spaccia più aumenta...

* Nota: Valore aggiunto ai prezzi base: differenza tra il valore della produzione di beni e servizi e il valore dei costi intermedi sostenuti a fronte di tale produzione. La produzione è valutata ai prezzi base, cioè al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti e i costi intermedi ai prezzi di acquisto. Corrisponde alla somma delle retribuzioni dei fattori produttivi e degli ammortamenti.

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