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27 giugno 2026

Un cambio di passo a Milano: alcune proposte contro interessi mafiosi, riciclaggio e corruzione

Settimana scorsa ho partecipato all'incontro convocato a Trezzano sul Naviglio e organizzato dal PD Sud Ovest Milano, dal circolo Pd di Trezzano e dal Dipartimento legalità del Pd, per confrontarsi sul programma amministrativo su base metropolitana per le prossime amministrative.

Analisi di contesto 1: vent’anni di antimafia a Milano. 

Innanzi tutto devo sottolineare come le proposte che ho fatto, in apertura della plenaria, e in sostituzione di Nando Dalla Chiesa ancora in convalescenza per un piccolo infortunio, mi sono sembrate simili, se non identiche a quelle che negli anni abbiamo già formulato. 

E questo è un segnale. Era l’anno 2008, quando in Consiglio Comunale a Milano ci si batteva per ottenere la commissione antimafia. Oggi si percepisce un certo rallentamento nell'azione di contrasto rispetto ai primi anni 2000, quando dopo l’impatto dell’indagine Crimine Infinito e il contrasto al negazionismo del duo Letizia Moratti (allora sindaco e Gian Valerio Lombardi (allora Prefetto), un forte e nutrito movimento discuteva come strutturarsi. Era il 2011 quando in Casa della Cultura a Milano si trovarono stipati più di cento cittadini a discutere quale commissione antimafia doveva nascere, se di tecnici e politici o solo di politici.

Negli anni esistono elementi consolidati di cui andare orgogliosi: la consuetudine dei comuni milanesi di dibattere al proprio interno se istituire commissioni antimafia o meno, per esempio. E i dibattiti che sempre più spesso emergono anche per la costituzione di parte civile nei processi per 416 bis.

A Milano è’ stato come se il cambio di governo della città abbia generato nel tempo e nella città stessa, una progressiva diminuzione di interesse sul tema. Come se ci si fidasse a priori. Ecco forse perché le proposte rimangono le stesse. Il centrodestra per contro non aiuta. Non sentono così profondamente il tema, neanche dall’opposizione e non aiutano per nulla a tenere alta l’attenzione. Diversi secondo me i motivi di questo singolare aspetto, ma non mi sono dilungato nel descriverli.

La svolta organizzativa e lessicale necessaria

Prendendo Milano come esempio, emerge la necessità di una svolta organizzativa. Se è fondamentale che la commissione consiliare prosegua il suo lavoro, appare invece ridondante il mantenimento di due distinti comitati (uno sulla legalità e corruzione, l’altro specifico sull'antimafia). Comitati, ricordo, composti da diverse persone, con un bel curriculum, che svolgono la propria attività consulenziale, pro bono.

La proposta che ho avanzato è quella di superare la frammentazione terminologica e culturale di "legalità" e "antimafia" per istituire una figura più incisiva: un Assessore con delega alla "Libera e sana concorrenza di mercato". Questa figura dovrebbe avere il compito di affrontare in modo integrato il contrasto agli interessi criminali, alla corruzione, all'evasione fiscale e, soprattutto, al riciclaggio.

Secondo me risulta importante, superando lessicalmente e concettualmente le parole legalità e Antimafia, cogliere uno specchio di azione molto più largo, spendendo meno tempo, in proporzione, alla memoria e agli interventi nelle scuole.

Il contrasto al riciclaggio al centro delle politiche antimafiose

Proprio in tema di contrasto al riciclaggio ho riportato un dato allarmante emerso proprio il giorno stesso la conferenza, con la pubblicazione della relazione relativa all'anno 2025 dell'Unità di Informazione Finanziaria (UIF). L'autorità che si occupa di contrastare il riciclaggio in Italia.

Nel 2025, la UIF ha ricevuto un totale di 162.059 segnalazioni di operazioni sospette (SOS) a rischio riciclaggio. L'incremento è stato dell’11,5% rispetto all'anno precedente. Una crescita è stata registrata dagli operatori non finanziari (+77,6%), specialmente quelli attivi nel commercio di oro e preziosi e gli operatori in valuta virtuale.

Le comunicazioni provenienti dalle Pubbliche Amministrazioni (comuni, regioni, aziende sanitarie, agenzie pubbliche e aziende partecipate) hanno subito invece una riduzione del 58,8%, passando dalle 1.264 segnalazioni del 2024 alle 521 del 2025.

Il 91% delle comunicazioni viene trasmesso alla UIF oltre i 90 giorni dall'esecuzione dell'operazione. Milano stessa non si vanta di quante segnalazioni invia. Erano 26 le segnalazioni inviate fino al 18 febbraio 2022. Tre all’anno di media dal marzo 2014. Per tre anni, gli anni post Covid, una sola segnalazione. Nel 2025 finalmente si torna a numeri accettabili: 6. È indispensabile un forte impulso politico per riattivare questo strumento di prevenzione fondamentale. Investendo ANCI in importanti modifiche legislative che rendano possibili per i Comuni e le Pubbliche amministrazioni in genere, all'obbligo dell’adeguata verifica delle controparti e alla possibilità di sospendere le operazioni e la contrattualizzazione in corso, se non si capisce che ci sia dietro la società che propone l’investimento.

C'è bisogno di promuovere nuovamente l'azione della pubblica amministrazione nel contrasto al riciclaggio. E solo la politica può farlo. 

Analisi di contesto 2: l’abolizione dell'Abuso d’ufficio e il potenziamento della prevenzione dei conflitti di interesse

Analizzando il contesto non si può non ricordare che l'abuso d'ufficio è oramai scomparso.

La Corte Costituzionale si è espressa e la nuova direttiva anticorruzione Europea non lo prevede esplicitamente. Nordio e soci potranno proseguire tranquillamente sostenendo la giustezza di quanto loro deciso.

Dobbiamo fare di necessità virtù. Abolito l'abuso d'ufficio dobbiamo sottolineare l'importanza della prevenzione al conflitto di interesse. In maniera seria e intransigente. Ho rispolverato una vecchia proposta del dipartimento mai applicata del tutto: già durante la campagna elettorale obbligare i propri candidati a dichiarare i potenziali conflitti di interesse che potrebbero sorgere una volta eletti e soprattutto dichiarare durante i mesi che precedono il voto, i flussi dei loro finanziamenti quanto spendono per cosa e per chi, chi svolge un lavoro costante e volontario per il candidato e chi lo aiuta economicamente destinando risorse economiche, poche o molte che siano. Il tutto in diretta non ex post. In modo da offrire la possibilità all’elettore di utilizzare la propria preferenza al meglio.

Durante il mandato, obbligare gli eletti a tenere costantemente aggiornata la pagina “trasparenza”, relativa ai propri conflitti di interesse e alle fonti di finanziamento e di spesa. Prevedendo sanzioni per chi non si attiene alla prescrizione. Obbligarli a sottoscrivere il Codice etico di Avviso Pubblico estremamente efficace anche sul Pantouflage oltre che nel perimetrare le relazioni a”rischio”.

La valorizzazione delle White List nella ristorazione

Infine ho sottolineato l'importanza di valorizzare il più possibile le White List, nonostante  la pretura faccia fatica a stare dietro a tutte le richieste. Sappiamo quanto la mafia abbia investito nella ristorazione. Nelle White List della prefettura sono presenti anche le società di catering, mense e ristoranti. È bene che ciascun comune inviti i propri ristoratori a chiedere di far parte di quella lista, certificando l’assenza di tentativi di infiltrazione mafiosa nella propria attività d’impresa. Ciascun comune dovrà poi valorizzare le attività ristorative che possono fregiarsi di quella certificazione.

Altrettanto importante è che i comuni, in particolare Milano, convenzionino solamente quei ristoranti iscritti alle White List per l'utilizzo dei buoni pasto consegnati mensilmente ai propri dipendenti. Un meccanismo virtuoso che genererà una piccola grande rivoluzione.

Ultimo ma non ultimo: il governo dei processi su base metropolitana. 

In attesa che la città metropolitana prenda realmente avvio anche su questo tema e magari sperimentando proprio su questo tema, si potrebbero, individuando un organo politico a quel livello istituzionale, formare i dirigenti e i cittadini eletti, trasversalizzare risorse e saperi, governare dall’alto, evitando di lasciare soli gli amministratori di fronte a investimenti dubbi e opachi, spostare la linea di confine in un luogo molto più coerente con il livello delle relazioni criminali che si sono sviluppate nel nostro territorio e che l’inchiesta Hydra sta man mano certificando con le prime condanne.

(articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano Online 26 giugno 2026)