A partire dall'anno 2021, la Segreteria Generale ha richiesto alle diverse direzioni dell’amministrazione Comunale di Milano i dati sulle dichiarazioni del titolare effettivo ricevute da ciascun ufficio, come previsto da un modello operativo previsto nella sezione normativa allegata al Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e trasparenza (PTPCT) e ora al Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO).
La risposta è netta: non risultano casi in cui non sia stato dichiarato il titolare effettivo. Nessuno ha negato le informazioni al Comune, adeguandosi a quanto previsto dall’articolo 15 dell'allegato SUB A) PIAO 2025-2027.
Tutto a posto quindi? Si. Però stiamo attenti a pensare che se tutti dichiarano il proprio titolare effettivo la battaglia che abbiamo portato avanti per anni, forse, non era così utile. Perché l’ho sentito dire e non sono per nulla d’accordo.
Ricordiamoci la fatica che facemmo. All’inizio, si parla del 2018, in molti non erano convinti a intraprendere questo cammino di trasparenza e non tutti votarono l’ordine del giorno che diede inizio a questo percorso. Così disse Marco Dettori di Assimpredil a fine agosto: “Stiamo attenti a non appesantire l’attività amministrativa, che è già abbastanza complicata per gli operatori!”. ANAC si oppose due volte all’esclusione dall’aggiudicazione di un appalto a chi non avesse dichiarato il proprio titolare effettivo. Nel 2021, tre anni dopo, lo stesso principio venne previsto dalla disciplina europea che istituì il dispositivo per la ripresa e resilienza (regolamento UE/2021/241) e i destinatari di fondi e agli appaltatori interessati dall’attuazione di riforme e progetti nell’ambito dei piani nazionali furono obbligati a comunicare la titolarità effettiva pena l’esclusione.
Una volta avviato il nuovo corso ecco che ci si adatta. Ora abbiamo a disposizione molti dati e molto utili. Dobbiamo ricordare che il registro dei titolari effettivi in Italia non esiste ancora. E, per le Pubbliche Amministrazioni, se mai verrà alla luce, potrebbe essere accessibile solo a pagamento. Ora si attende la Corte Europea a cui il Consiglio di Stato ha posto sei diversi quesiti dopo il ricorso accolto in parte delle fiduciarie. Se Milano costruisse un data base accessibile dei titolari effettivi che da 4 anni vengono comunicati, sarebbe un fatto unico in Italia. Utilizzabile solo da Milano, ma estremamente efficace per tutelare la libera e sana concorrenza di mercato.
I titolari effettivi di cui parliamo sono persone, nome cognome, codice fiscale, che detengono almeno il 25% della società che ha vinto un appalto con il Comune, ha in essere una concessione, un partenariato pubblico/privato, sta ricevendo un finanziamento, un'autorizzazione commerciale per medie e grandi strutture di vendita o sottoscrive convenzioni urbanistiche. Per dover dichiarare la loro titolarità la quota soglia la possono detenere anche indirettamente, attraverso scatole cinesi, attraverso fiduciarie o trust, oppure attraverso patti parasociali.
Un data base, con tutti i titolari effettivi dichiarati a disposizione dell’ufficio che contrasta l’evasione dei tributi locali ed erariali e di quello che lavora per inviare dati e informazioni su operazioni sospette a rischio riciclaggio all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) presso la Banca d’Italia, sarebbe fondamentale. Tra l’altro. È bene ricordare che negli ultimi tre anni (gli anni del post covid), solamente un’operazione sospetta è stata inviata alla UIF dal Comune di Milano. Troppo poco. Per chi ne ha fatte 26 dal 2014 e che come Amministrazione ha la responsabilità di trainare un'intera nazione nel contrasto al riciclaggio, un calo ingiustificato, da cui ripartire immediatamente.