Da quando siamo tornati a Milano, dopo le iniziative in memoria di Peppino Impastato, la nostra città improvvisamente ci è apparsa angusta, invecchiata, poco dinamica. Cinisi in confronto, una metropoli piena di energia e di innovazione.
E non è stato solamente per gli Hate Moss o Anna Castilla che hanno cantato e suonato al concerto finale. Non è stato solamente per il corteo. Spensierato. Colorato. Durante il quale la lotta a tutte le mafie si univa alla felicità per la liberazione di Thiago e Saif e alle battaglie contro il patriarcato e per il diritto a un lavoro sicuro e pagato il giusto.
Non solamente perché il caro amico Giovanni Impastato ha saputo rinnovare ideali e lotta con a fianco sua figlia, Luisa, senza avere paura dei più giovani e della loro energia. Non è un caso che a Cinisi ha partecipato a dibattiti e manifestazioni Amine Kessaci, che a soli 22 anni è sotto scorta per la sua battaglia contro i narcotrafficanti a Marsiglia. E non si è solo gridato “La mafia é una valanga di merda”, ma ci si è spinti a disegnare un nuovo futuro di uguaglianza, nel quale la lotta alle mafie e al narcotraffico sono pilastri ineludibili.
Sicuramente Terrasini, la Montagna Longa, Cinisi, il corteo stretto tra le case ci ha fatto pensare alla nostra amata Milano come una piccola città. Meno accogliente e aperta di un tempo, più provinciale e avviluppata alle solite superate liturgie del potere. Una città schiacciata tra le diseguaglianze nella quale la radicalità, l’innovazione e la cooperazione fanno fatica a emergere.
Siamo stati, per alcuni anni, il fiore all'occhiello della lotta alle mafie ma nell'ottobre 2025 le parole di Alessandra Dolci, allora coordinatrice della DDA milanese, tuonavano impetuose dal Teatro Franco Parenti "Milano non ha ancora gli anticorpi contro la mafia".
Siamo convinti sia giunto il momento di immaginare nuove proposte. Di osare, innovare, e smettere di muoversi unicamente a traino delle indagini. Di ringiovanire fuori e dentro di noi, di cooperare e di trovare nuovi obiettivi comuni che coinvolgano altri movimenti che a Milano sono già molto combattivi.
Il 23 maggio, in Sicilia, a Palermo, è accaduto di nuovo. Un corteo che si apriva con la scritta: Finché avremo voce, contro i depistaggi e i silenzi di Stato. Si chiedeva verità, non si è limitato a fare memoria.
Milano sul contrasto alle mafie deve nuovamente, umilmente, imparare dalla Sicilia. Per diventare, con orgoglio, Capitale dell’Antimafia europea.
Ilaria e David
