Poche. Troppo poche le attività ristorative sequestrate o chiuse, per infiltrazione mafiosa, a Milano. Lo dico da tempo e lo torno a ripetere, proprio dopo tre segnalazioni che ho recentemente inviato.
Penso sarete d’accordo. Questo è sicuramente il percepito di molti.
Piuttosto eloquente ciò che Daniela Cardamone, GIP del Tribunale di Milano, scrive nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna in primo grado, a 18 anni di carcere, per 416 bis, Salvatore Giacobbe, definito capo del locale di ‘ndrangheta di Agrate - Pessano con Bornago, con la dote `ndranghetista di Vangelo. Un grado superiore ai santisti, quelli a cui comincia a essere permesso di dialogare con le Istituzioni.
“Le attività di infiltrazione nelle attività commerciali (a Milano NdR) sono operazioni che si inquadrano all'interno delle strategie degli esponenti della cosca Piromalli, come strumento sia di dissimulazione dei guadagni dell'attività criminosa, che di investimento remunerativo dei medesimi”.
Con Giacobbe vengono condannati diversi sodali e anche Agostino Cappellaccio (5 anni e 8 mesi di pena detentiva).
Nel giro di tre anni, tra il 2018 ed il 2021, entrano nell’orbita criminale dei Piromalli, grazie al “... carattere frenetico dell'attività commerciale posta in essere” proprio da Cappellaccio, un notevole numero di esercizi commerciali a Milano. Almeno 15. Di cui 9 con sede nei quartieri in della movida milanese. Al DOM Cafè di corso Como, al ristorante La Scarpetta in via Giuseppe Parini e al COR Italian Restaurant in viale Monte Santo, si aggiungono 6 attività che vengono sequestrate, con decreto emesso il 22 aprile 2024, ritenute interamente riconducibili a Cappellaccio e dunque al Piromalli e inserite nel quartiere Isola. Altro quartiere nel quale la ristorazione e la vita serale e notturna la fanno da padrone.
I sequestri a Milano, nella ristorazione, sono, però, merce rara. Prima di quanto accaduto in Isola, bisogna tornare indietro di 7 anni, per avere notizia di un sequestro di una attività ristorativa a Milano: il Donna Sophia di Corso di Porta Ticinese. Questa volta un sequestro che colpisce una famiglia campana imparentata a un usuraio: Mario Potenza. Oramai deceduto.
Ecco se il percepito di molti è che sia ricorrente riciclare nella ristorazione a Milano. Molti di questi molti sono convinti che le risorse riciclate provengano in gran parte dalla Campania.
Eppure non accade granché. Eppure il processo Hydra giunto alle prime pesanti condanne in primo grado il 12 gennaio scorso, sancisce non solamente l'esistenza di una collaborazione strutturata tra tre mafie nel nostro territorio, ma condanna per 416 bis esponenti di Cosa Nostra e Camorra qui in Lombardia. Sancendo il radicamento di queste due organizzazioni nel nostro territorio lombardo, assolutamente non scontato. Si deve tornare indietro di più di 30 anni per avere sentenze simili e solamente per Cosa Nostra.
Per la Camorra non ci sono sentenza per 416 bis. Ora con Hydra si aprono nuovi scenari e appare naturale pensare agli investimenti proprio di persone legate a queste famiglie mafiose.
A Milano abbiamo avuto fin dal 2014 l’apertura di numerosissimi ristoranti e soprattutto pizzerie. E i dubbi sono tantissimi. Le segnalazioni pure.
Abbiamo locali a Milano che cambiano proprietà quattro volte nel giro di un anno. Pizzaioli che si vantano di aver investito a Milano e aver aperto diverse attività la cui proprietà in realtà è intestata a un dipendente nato nel Bangladesh. Ristoratori emergenti, che si vantano di essersi affacciati nella piazza milanese, ma dopo qualche mese, dopo che un grave fatto di cronaca accade proprio in uno dei loro locali, vendono, senza dir nulla a nessuno, a una ragazza di 19 anni, “vicina di casa”, che dell’investimento, nonostante come tutti i giovani i social li usa, non se ne vanta assolutamente. E imprenditori che, dopo essere stati condannati per riciclaggio, ed avere ottenuto la prescrizione, vengono a Milano e aprono decine di locali.
Gli strumenti ci sono: interdittive; segnalazioni alla UIF per attività a rischio riciclaggio, sequestri preventivi. Bisogna utilizzarli con più coraggio, avendo le risorse adeguate per istruirli. Provvedimenti complessi che rischiano se mal posti e poco motivati di soccombere al primo ricorso.