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Milano in vendita e le nostre radici

Milano in vendita. Pur di avere due luci in più, belle o brutte che siano, Milano si vende. Le porte delle mura spagnole, corso Venezia a La Gazzetta dello Sport, piazza Cadorna e piazza Cairoli a Minolta, piazza Duomo a Tiffany. La città più ricca d'Italia, che non ha soldi per sé stessa. La città più ricca che toglie le luminarie in via Padova dedicate all'accoglienza e le lascia in via Lorenteggio, dedicate a Mike Buongiorno e al Presidente della locale associazione commercianti. Si straparla di crocefissi nelle scuole, di identità e radici culturali e al posto di auguri e buone feste, compare la scritta: Signora Longari lei mi cade sull'uccello. Oppure, più semplicemente, la scritta più sobria: Bianchi, cognome del Presidente dell'associazione dei commercianti della via.
Il candelabro della festa ebraica dell'Hanukkah, in piazza san Carlo, non ha avuto bisogno di sponsor.
E il Presepe? Il Natale? Non se ne sono dimenticati. La Moratti vuole ripetere l'idea geniale dell'anno scorso. "Il Presepe lo mettiamo a Palazzo Marino, nel cortile". E allora sì che dobbiamo ricordarci le nostre radici e uno dei principi cardine della nostra società: la laicità. Non possono essere confusi i piani: religioso e politico. Non si può considerare il presepe, come un elemento culturale privo di alcun significato religioso, perché gli si farebbe un torto e si farebbe un torto a tanti cattolici per i quali il presepe è luogo centrale delle feste natalizie, attorno al quale raccogliersi durante la notte del 24 dicembre. Il Presepe non può prendere casa nella casa di tutti i milanesi: credenti, agnostici e atei.

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