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6 febbraio 2018

Presa in carico dei pazienti cronici al via la riforma che genera ulteriore profitto sulla salute in Lombardia

Nella riforma sulla presa in carico dei malati cronici Regione Lombardia inserisce un nuovo soggetto economico che cercherà di fare profitto sulla salute. Un organizzatore che potrà procacciare fino a 200.000 malati, stendendo loro l'agenda degli esami, utilizzando uno o più erogatori. Una scelta che trovo dannosa e rischiosa che ci indirizza verso un sistema sanitario assicurativo.
Ho posto diverse domande a Marco Bosio Direttore Generale ATS Città di Milano per comprendere meglio gli effetti della riforma:
1) Il Piano assistenziale individualizzato lo fa un medico inviato dal gestore che il malato ha scelto con contratto annuale. Il medico di famiglia può aiutare a redigere il Pai ma qualora ci sia una posizione divergente vince il gestore e il medico di base può mandare solamente nota all'ATS. Il medico lo invia il gestore. Potrebbe essere chiunque anche un neolaureato oppure avete delle garanzie dagli enti accreditati?
2) Nella città metropolitana di Milano 3/4 dei medici di base non hanno aderito alla proposta di associarsi o hanno detto no ad un contratto con un ente gestore. Il numero nell'intera regione di adesioni è invece fermo a 2500 circa, il 50 per cento. Queste risposte quanto vi stanno preoccupando rispetto all'efficacia della riforma?
3) Non c'è il rischio che il medico di base che ha scelto di lavorare per un gestore sia pagato due volte per le stesse prestazioni? Come potete ovviare a tale distorsione?
4) La delibera prevede un set di esami. Per l'Ipertensione si possono fare fino a 28 esami. Se si prescrive un esame non previsto cosa accade?
5) Avete intenzione di garantire la libertà di scelta da parte dei malati anche nei prossimi anni?
6) Tenuto conto che il gestore può non rinnovare il contratto al malato, si potrebbe verificare la situazione che un malato non abbia il gestore?
7) C'è il rischio di collassamento del sistema se tutti gli esami previsti venissero prescritti?
Quali sono le forme di controllo o di premialità nel caso il gestore facesse risparmiare la sanità pubblica non prescrivendo tutti gli esami previsti?
9) La grande preoccupazione è legata anche ai sintomi di cui non si sa precisamente la causa (malattia cronica oppure altro evento acuto). Come verranno curati? Non c'è il rischio che il gestore tenda a scaricare sul medico di base?
10) Quale valutazione è stata fatta dei creg. Come mai si è deciso di abbandonarli? 
11) Che tipo di relazione economica si creerà o si può creare tra gestore ed erogatore (ospedali, ambulatori, centri diagnostici,...)
Bosio era piuttosto agitato. Non ha avuto tempo di rispondere a tutte le domande formulate anche da altri.
Ci ha tenuto a sottolineare che nessuno trarrà profitto (non ha però spiegato da cosa trae questa valutazione), che il set di riferimento è solo di riferimento e quindi nulla dovrebbe pesare sul malato e se nel piano individuale è segnato un esame non previsto nel set gli viene garantito, senza spese aggiuntive.
Non sono previste purtroppo premialità per chi non prescrive tutti gli esami. Nulla invece ha detto sull'ipotesi di collasso dell'intero sistema laddove venissero prescritti tutti gli esami.
Attendiamo la seconda puntata...

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