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30 luglio 2020

Le cinque Balle. Il racconto di Attilio Fontana sui camici del cognato.

1. Fontana dichiara: "Comunque era un conto (quello svizzero nato dallo scudo dei fondi delle Bahamas NdR) non operativo da decine di anni, penso almeno dalla metà degli anni Ottanta".
Giovanni Tizian scrive: "I documenti rivelano che nel 1997 la madre del governatore, Maria Giovanna Brunella, ha aperto il primo conto estero numero 247-683404 e ha affidato al figlio la procura, cioè la delega a operare su quel deposito". "Nel 2005 il patrimonio presente sul conto aperto otto anni prima, è stato trasferito in un secondo deposito collegato al trust Montmellon valley, con sede a Nassau, la capitale delle Bahamas. Di questo nuovo conto intestato sempre alla madre, Fontana era indicato come erede beneficiario. Tra il 2009 e il 2013, infatti, c’è vita sul conto che erediterà Fontana. Nel 2009 la cifra depositata è di 4.565.839 milioni, l’anno successivo cresce di 129mila euro. Nel 2011, invece, il deposito è di 4.162.911 milioni: decresce, quindi, di oltre mezzo milione di euro. L’anno successivo viene rimpolpato con 442mila euro. Alla fine del 2013 sul conto giacciono 4.734.478 milioni, quasi 200mila euro in più rispetto al 2009. Cifre comunque inferiori ai 5,3 milioni ereditati da Fontana e regolarizzati nel 2015 con la voluntary disclosure".
Pare proprio che il conto non fosse silente.
2. Il 7 giugno Fontana scrive sulla sua pagina Facebook "Nell'automatismo della burocrazia, nel rispetto delle norme fiscali e tributarie, l'azienda oggetto del servizio di Report, accompagnava il materiale erogato attraverso regolare fattura stante alla base la volontà di
donare il materiale alla Lombardia
, tanto che prima del pagamento della fattura, è stata emessa nota di credito bloccando di fatto qualunque incasso.
Nell'intervista a la Repubblica del 28 luglio Fontana invece dichiara: «Ho spontaneamente considerato di alleviare in qualche modo il peso economico della operazione di mio cognato, partecipando io stesso personalmente — proprio perché si trattava di mio cognato — alla copertura di una parte di quell'intervento economico. Si è trattato di una decisione spontanea, volontaria e dovuta al rammarico di constatare che il mio legame di affinità aveva solo svantaggiato una azienda legata alla mia famiglia». Come svantaggiato? Allora non era un dono!

3. Attilio Fontana il 7 giugno 2020 comunica ad ANSA: "Agli inviati della trasmissione televisiva 'Report' - prosegue Fontana - avevo già spiegato per iscritto che non sapevo nulla della procedura attivata da ARIA SpA e che non sono mai intervenuto in alcun modo ...".

Il Corriere della Sera online il 28 luglio scrive: "... Intanto, il 19 maggio — due giorni dopo il colloquio con Dini, e il giorno prima della rinuncia al pagamento da parte dello stesso Dini — il presidente della Regione Lombardia si era mosso autonomamente, per far avere a Dama Spa 250.000 euro: una somma con la quale intendeva rifondere alla società gran parte del mancato guadagno (mancato guadagno di cui in quel momento nessuno, pubblicamente, sapeva ancora alcunché)".

4. Il 7 giugno Fontana dichiara: "... l’intera fornitura è stata erogata dall'azienda a titolo gratuito...". 
Non è vero.  In verità la ditta Dama spa ha fornito solo 50 mila dei 75 mila camici. Gli altri 25 mila sembrava li avesse venduti ad una Rsa di Varese a 9 euro l'una (regione li aveva "acquistati" a 6 euro), ma poi è stato scritto che sono stati ritrovati nella sede di Dama. 

5. "I risparmi di una vita". Così Attilio Fontana descrive i 5 milioni e 300 mila euro transitati sui fondi alle Bahamas,"Allora usava così" sottolinea, e atterrati in Svizzera.
Qui non mi pare ci sia molto da aggiungere...

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