8 novembre 2026

Davide Lacerenza, nonostante le condanne, insiste!

Sui social Davide Lacerenza si vanta di aver aperto un locale, il Renaissance in Viale Lunigiana 10. A Milano. Questo accade dopo che l’ex proprietario di Gintoneria e La Malmaison a Milano in zona Centrale, ha patteggiato una condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione, per spaccio di cocaina, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, autoriciclaggio.

Com’è possibile? Basta veramente il patteggiamento per poter essere autorizzato anche ad aprire locali oltre che a partecipare agli appalti? Con la Riforma Cartabia l’applicazione della pena su richiesta ex art. 444 c.p.p. non comporta l'esclusione automatica dell'operatore economico dalle gare pubbliche.

Tra l’altro Lacerenza è stato anche nominato recentemente nel processo Hydra dal collaboratore di giustizia Francesco Bellusci. Si potrebbe anche applicare un’interdittiva antimafia. 

Davide Milosa su Il Fatto Online ha scritto che il collaboratore di giustizia Francesco Bellusci affiliato alla ‘ndrangheta di Legnano, durante l’udienza pubblica del 29 ottobre scorso, ha dichiarato che Emanuele Gregorino detto Dollarino, rappresentante dei Senese, clan di Camorra radicato a Roma, gestiva una champagneria nella capitale e lo faceva per conto di Vincenzo Senese, figlio di Michele il capostipite. «“In quel locale molto noto, spiega Bellusci, voleva entrare un socio di Lacerenza “, scrive Milosa, “o lo stesso Lacerenza, ora non ricordo”. Quel che ben rammenta è invece il fatto che lo stesso Gregorini gli avrebbe chiesto se lui conoscesse lo stesso Lacerenza. Insomma l’uomo dei Senese, dice Bellusci, “voleva parlare con Lacerenza”. E il motivo è presto spiegato: quel socio o lo stesso ex titolare della Gintoneria, spiega al giudice l’ex affiliato alla ‘ndrangheta, “aveva fatto un debito o non mantenuto una promessa” creando un ammanco in denaro “al quale avevano fatto fronte i Senese”». 

Lacerenza non risulta indagato nell’inchiesta sul Consorzio di mafie. 

Si potrebbe in questo caso, come detto prima, utilizzare l’informativa antimafia per un esercizio pubblico, applicare l’interdittiva antimafia e chiuderlo. Si esce dalla logica dei precedenti che il patteggiamento sembra annullare, e si entra nella discrezionalità prefettizia che indica i tentativi di infiltrazione mafiosa nella società. sia subiti che facilitati. Misure cautelari, rinvii a giudizio o condanne (anche non definitive) anche per specifici delitti spia, proposte o applicazioni di misure di prevenzione personali o patrimoniali (anche indiziarie) nei confronti dei titolari, soci, amministratori o familiari chiave dell'azienda, rapporti personali e familiari, collegamenti, frequentazioni, parentela o coabitazione tra i soggetti che amministrano o gestiscono l'impresa e esponenti della criminalità organizzata.

È la Prefettura che può emettere questo tipo di misure di prevenzione. Peccato che a Milano è dal giugno 2024 che non si applicano. Dal momento che una sentenza del Consiglio di Stato le ha autorizzate anche per gli esercizi pubblici nel novembre 2017, a Milano ne sono state applicate 30: dalla società GECOS srl in piazza XXV Aprile 7, del 3 aprile 2018 alla Chocolat srls del 20 giugno 2024.