Sono convinto che
per le prossime primarie a Milano, uno degli argomenti di discussione saranno
proprio i fondi internazionali opachi e la loro presenza ingombrante nel
panorama immobiliare milanese.
Dopo che nel 2014
abbiamo introdotto l’antiriciclaggio nel Comune di Milano e nel dicembre 2019 è
stata approvata dal Consiglio Comunale la proposta di inserire l’obbligo di
richiedere i Titolari effettivi a chiunque sottoscrivesse un contratto con la
Pubblica Amministrazione è bene fare ulteriori riflessioni e alzare
l’asticella. Traendo insegnamento anche da quanto accaduto con la vendita dello
stadio San Siro.
L’avvocato
Toffoletto consulente del Comune proprio nella trattativa con i fondi per la
vendita dello stadio aveva provato a farsi consegnare i documenti che
provassero la titolarità effettiva. Scrisse: “La ricostruzione dell’effettivo
controllo può solo essere stabilita previo un esame dettagliato degli accordi
che stabiliscono la relazione tra investitori e società di gestione (gli
“operating agreements”) e delle istruzioni in merito alle decisioni sui singoli
atti di investimento e gestorie. Trattandosi di documentazione riservata, le
Squadre non ne hanno consentito la visione”.
Una prima proposta
da discutere è l’attivazione dell'adeguata verifica rafforzata nei normali
rapporti che intercorrono tra un privato (concessionario, acquirente,
aggiudicatario di un bando) e il Comune di Milano. Significa non limitarsi a
richiedere la autocertificazione dei titolari effettivi (nome e cognome dei
reali proprietari degli enti privati), ma inserire nei contratti e nelle
convenzioni urbanistiche l'obbligo di fornire la prova della correttezza di
tali dichiarazioni. Si otterranno maggiori strumenti per verificare il rischio
di riciclaggio nell’operazione e valutare eventuali elementi utili per il
contrasto all’evasione fiscale dei tributi erariali a cui l’ente può
contribuire.
Una seconda
proposta è quella di ostacolare le pratiche speculative dei fondi che
acquistano beni in città, anche diritti edificatori, per poi rivenderli dopo
poco tempo. Bisogna inserire come per lo stadio e così come il Comitato
Antimafia aveva proposto, la compartecipazione del Comune con una percentuale
decrescente nel tempo (dal 50% al 15%) della parte di prezzo eccedente il
prezzo soglia del valore del bene concesso o venduto o convenzionato. Se
rivendi i diritti nei primi 5 anni una parte di quanto hai guadagnato dalla
sola operazione urbanistica e finanziaria lo lasci alla città.
Infine, andando ad
analizzare i documenti richiesti alle controparti che sottoscrivono un atto con
la Pubblica Amministrazione, si nota una bizzarria: il possesso dei requisiti
generali di idoneità morale e professionale vengono richiesti al legale rappresentante
e non ai proprietari della società o beneficiari ultimi, altrimenti detti
titolari effettivi. Il rappresentante legale potrebbe non trovarsi in stato di
fallimento, in liquidazione coatta amministrativa, non avere procedimenti in
corso, per l’applicazione di una delle misure di prevenzione previste dal
Codice antimafia, non aver subito condanne per mafia, per riciclaggio, per
truffa, per violazioni gravi degli obblighi relativi al pagamento delle tasse o
dei contributi previdenziali, mentre il proprietario sì. Potrebbe essere un
mafioso, un riciclatore, un evasore, ma non c’è problema. Si può proseguire.
Sembra la legalizzazione dei prestanome.
Siamo arrivati così
alla terza e ultima proposta: le stesse qualità relative all’idoneità morale e
professionale che vengono richieste al rappresentante legale siano avanzate
anche al beneficiari ultimi dell’operazione, ai proprietari della società.
