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Scuole di Milano: è aperta la caccia all’iscritto

Assemblee, volantini, brochure, marketing spesso esasperato in alcuni casi addirittura scorretto.
A Milano succede anche questo: pur di avere un alto numero di iscritti e di riempire se non aumentare le sezioni, si denigra la scuola vicino, oppure si rifiuta il bambino straniero, nonostante appartenga al proprio bacino d’utenza. Perché, ricordo, il bacino d’utenza non è un obbligo per la famiglia, ma lo è per la scuola, costretta, giustamente, ad accettare le iscrizioni di qualsiasi famiglia abiti in prossimità di essa.
Alcune scuole si ingolfano ed altre smagriscono fino a chiudere.
Alcune scuole giungono a percentuali di studenti stranieri intorno al 10, altre rasentano il 90.
E' vero ci sono bimbi e ragazzini stranieri nati in Italia (più del 70% dei bimbi inseriti nelle scuole dell’infanzia; circa la metà di coloro che frequentano la scuola primaria) e presumibilmente diventeranno cittadini italiani alla maggiore età.
Un’altra parte consistente è giunta in Italia da anni e ha già appreso la seconda lingua.
Circa il 10% del totale degli alunni stranieri è costituito da bambini e ragazzi di recente immigrazione, e quindi con scarse se non nulle conoscenze della lingua italiana.
Ma non è un problema di lingua. E' anche di luogo. Si puo' sapere bene l'italiano, essere motivati e riuscire. Si ha però il diritto di trovare nella scuola pubblica il luogo che descrive la citta' di domani. E la scuola pubblica non può creare né ghetti, né enclave. Sempre che non si voglia una società costituita da ghetti o enclave.
Le regole però ci sono e una di queste, oltre alla già citata questione dei bacini d'utenza, riguarda le norme igienico sanitarie (numero di servizi igienici per classe), norme di sicurezza e numero di aule laboratorio. Per cui per ogni scuola è previsto un numero di classi massimo. Oltre alle quali non si va.
Eppure, molte scuole giungono fino alla sezione I o L, mentre altre, evitate dalle famiglie italiane per l'eccessiva presenza di bambini dalle pelli variopinte e dai cognomi impronunciabili, si svuotano e costituiscono una o al massimo due sezioni.
E' proprio per evitare ghetti o enclave che abbiamo chiesto all'amministrazione comunale di far rispettare la delibera che indica il numero massimo di classi per scuola.
Non è un elemento che può essere sufficiente. Non è che l'inizio. Ed ormai emerge un nuovo fenomeno: famiglie da anni in Italia, che vogliono evitare per i propri figli le scuole con troppi pochi italiani.
Le classi ponte non risolvono un problema in maniera più incisiva di come attualmente viene affrontato, pur con la progressiva diminuzione di mezzi che le scuole posseggono. Ne creano uno più importante: segregano.
Però attenzione: a Milano non sono previste, fortunatamente, le classi ponte, ma sono già realtà le scuole ponte.

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